«Cunicolo segreto, forse c'è»
PAVIA. Il 'cunicolo dell'Antipapa", cioè il presunto passaggio segreto sotterraneo dal Castello Visconteo alla Certosa, è esistito o no? Da settimane semplici lettori curiosi e proprietari di cascine discutono animatamente sulle pagine del giornale. Si sono udite anche voci di storici, come Marco Galandra, studioso della Battaglia di Pavia, che dicono «Mai e poi mai». Oggi tocca agli storici. Parlano i professori dell'Università Emilio Gabba, Pierluigi Tozzi e Maria Pia Andreolli e la direttrice dei Musei Civici Donata Vicini. Ed esprimono pareri diversi: tre si dicono scettici o increduli di fronte alla 'saga" del passaggio segreto, mentre una è propensa a crederla vera.
Tra gli storici interpellati fa eccezione Maria Pia Andreolli, docente di antichità e istituzioni medievali, che spezza una lancia per la tesi dell'esistenza del 'cunicolo dell'Antipapa" proposta dall'architetto Alberto Arecchi nel suo libro che ha creato il caso. «Si - dice Andreolli - in teoria, il passaggio segreto potrebbe essere esistito. E vi dico il perchè».
Prego.
«In linea prettamente teorica, ripeto, all'epoca dei Visconti, nel quattordicesimo secolo, la possibilità tecnica e i mezzi per costruire il sottopassaggio segreto c'erano».
Però si dice anche che i Visconti avrebbero avuto bisogno di troppo tempo per realizzare il cunicolo.
«Ma il tempo richiesto sarebbe stato comunque decisamente inferiore a quello occorso per erigere il Castello».
Una seconda obiezione viene mossa ai sostenitori del 'cunicolo dell'Antipapa": perchè mai congiungere il Castello alla Certosa, monumento la cui costruzione fu lunga e difficile, essendo iniziata alla fine del quattordicesimo secolo con Gian Galeazzo Visconti e terminata solo alla fine del quindicesimo secolo con gli Sforza?
«Gian Galeazzo Visconti, cui Arecchi attribuisce la costruzione del passaggio sotterraneo, era particolarmente sensibile al problema della sua sicurezza personale, avendo subito molti attentati anche all'interno del Parco, in particolare l'aggressione di Bartolino De Sisti, alla quale scampò per pura combinazione. Ecco perchè il signore di Pavia fece costruire un muro doppio ai lati della strada che dal Castello lo portava alla chiesa di San Giacomo della Vernavola, dove egli andava a pregare, strada preclusa a tutti gli altri. Si capisce quindi quanto potrebbe avere contato per lui disporre di una via di fuga segreta».
Terza obiezione: l'opera di scavo avrebbe richiesto anni e anni di lavoro.
«Scusi, è un'obiezione non molto valida. Lo stesso Castello, opera colossale, venne costruito dal 1360 al 1365 all'indomani di una lunga guerra che aveva devastato il territorio pavese e che si era conclusa con la conquista di Pavia ad opera dei Visconti. Nei cinque anni non venne solo ultimata la pura costruzione del Castello; in precedenza erano stati demoliti chiese, conventi e case che erano esistite nella zona dove poi sarebbero state scavate le fondamenta del Castello. Tutto in cinque anni. Durante i quali fu demolito un intero borgo, furono portate via le macerie, approntate le fornaci e tutto quello che occorreva nella costruzione. Non solo, allo scadere del periodo il Castello era già abitato e arredato dai Visconti. Galeazzo Visconti, fresco reduce dalla conquista di Pavia, all'indomani della guerra e della carestia, disponeva di enormi energie e risorse umane a materiali. Foze ancora più imponenti possedeva il figlio Gian Galeazzo, in epoca di pace, con una macchina di governo oliata. Non sarebbe stato veramente un gran problema per lui costruire il sottopassaggio in tempi contenuti. E realizzare l'opera senza far circolare troppo le informazioni, dato che ufficialmente stava facendo lavori di ampliamento del Parco, che era cintato da un muro».
Ultima obiezione: gli storici del tempo non forniscono testimonianze del passaggio segreto.
«Ripeto, che cunicolo segreto sarebbe stato se le notizie si fossero diffuse? Inoltre, il passaggio del potere dai Visconti agli Sforza e le successive guerre franco-spagnole portarono alla distruzione di molta documentazione. Da pavese innamorata di Pavia auspico che venga trovata una galleria del genere, almeno un tratto di essa, che aggiungerebbe un ulteriore fascino alla suggestione che il Castello e la Certosa hanno, proprio ora che si parla, e spero che non siano le solite chiacchiere, di recuperare il Parco Visconteo». (s. c.)