Prezzi, continua il balletto di dati


ROMA. Prospettive discrete per l'economia italiana nel futuro, ma preoccupa il calo delle entrate tributarie per il 2004 e soprattutto continua l'emorragia occupazionale nelle grandi imprese. Anche ieri sono piovuti sul dibattito politico e sociale i dati previsionali di istituti di ricerca come l'Isae, i conti dell'Istat e quelli del ministero dell'Economia mentre le polemiche sui prezzi rimangono altissime come testimonia l'attacco del leader della Uil, Angeletti, che considera il messaggio del Governo all'origine dell'aumento incontrollato dei prezzi.
«Tutti quelli che potevano - ha detto - hanno interpretato la politica del governo Berlusconi in un modo molto chiaro, meglio di noi. E' come se si fosse lanciato il messaggio: chi può si arricchisca».
Il nodo prezzi domina anche le polemiche e anche gli economisti si dividono: per Augusto Graziani «sorge il sospetto che l'Istat abbia dato peso eccessivo a beni che compriamo una sola volta come il pc, ma che non fanno la nostra vita quotidiana» mentre per Alberto Quadro Curzio la percezione di prezzi più alti è da imputare di più al sistema di distribuzione.
Lo stato di salute del paese, leggendo i dati sull'occupazione delle grandi imprese diffuse dall'Istat, non sembra dei migliori: a novembre si sono persi altri 22 mila posti, controbilanciati da 6.000 assunzioni nelle imprese dei servizi. Il saldo negativo risulta quindi di 16 mila posti che porta la flessione all'1,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Preoccupate le reazioni dei sindacati: «Il dato conferma - ha detto il leader della Cisl Pezzotta - quello che stiamo dicendo da tempo. Solo qualcuno dice che l'economia va bene. Bisognerebbe cambiare l'agenda del governo dando priorità allo sviluppo. Su questo mi sembra che il governo non abbia grandi idee».
Le prospettive risulterebbero però più rassicuranti: secondo l'Isae (istituto vicino all'Istat) il pil di quest'anno dovrebbe crescere dell'1,7% per arrivare ad un +2,3% nel 2005. Discrete anche le previsioni in materia di lavoro: l'occupazione quest'anno dovrebbe registrare un incremento dello 0,5% ma il prossimo l'indice di crescita potrebbe salire all'1%. In termini assoluti i nuovi occupati nel biennio 2004-2005 dovrebbero essere 350 mila con un tasso di disoccupazione attestato nel 2005 all'8,3%. L'inflazione, anche grazie al super euro che contribuisce a contenere l'andamento dei prezzi petroliferi, potrebbe risultare a fine anno al 2% ma nel 2005 non dovrebbe esserci un ulteriore limatura con un differenziale nei confronti dell'Europa comunque consistente e pari a 3-4 decimi di punto. Il punto più dolente secondo l'Isae arriverà dalle entrate fiscali, in considerazione del fatto che lo scorso anno lo Stato ha potuto contare sulle una tantum come il condono che proprio in base ai dati diffusi ieri a novembre aveva già raggiunto quota 9,3 miliardi di euro. Il totale delle entrate fiscali subirà nel 2004 «un forte rallentamento», scrive l'Isae. Sui conti del 2003 ieri è arrivato un significativo dato di preconsuntivo sulle entrate fiscali: secondo le stime del ministero del Tesoro il saldo è stato di 475.861 milioni di euro, con un incremento del 5,1% rispetto al 2002.

Andrea Carli