Polemica anche nell'Ulivo, troppi assenti (5 segretari)
ROMA. L'opposizione era sul punto di ottenere un clamoroso successo in almeno due votazioni, ma non ha saputo approfittare delle defezioni della maggioranza. Le pregiudiziali di incostituzionalità sono state respinte con 9 voti di scarto, 265 si e 274 no, la votazione sull'articolo 3 è stata approvata con 2 soli voti di differenza, 272 si, 270 no. Nel primo caso, sarebbero bastati 10 voti in più, nel secondo 3. Ma le conseguenze sarebbero state devastanti nel caso delle pregiudiziali, che avrebbero affossato la legge. In entrambi i casi, hanno pesato le assenze del centrosinistra, come è reso evidente dal voto sulle pregiudiziali. Erano assenti 29 deputati dell'Ulivo, più Fausto Bertinotti. Dei gruppi ulivisti: 7 dei ds, 7 della Margherita, 5 del Pdci, 3 dello Sdi, 7 dell'Udeur su 10. Sottolineata l'assenza di cinque segretari di partito: oltre a Bertinotti (che è mancato solo alla prima votazione, per un «contrattempo»), Oliviero Diliberto (Pdci), Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), Clemente Mastella (Udeur) e Enrico Boselli (Sdi). Gli unici segretari votanti, Piero Fassino e Francesco Rutelli. Fisiologiche le assenze dei gruppi maggiori, Ds e Margherita, vistose le altre. Tra i ds non c'era l'ex ministro Livia Turco. Per la Margherita, assenti De Mita, Soro e Bianco. Tra i Verdi, anche Luana Zanella. Nel Pdci, Katia Bellillo e Nerio Nesi. Per l'Udeur, anche il capogruppo Nuccio Cusumano. Folena e Lucà, ds, hanno osservato che se fossero stati in aula tutti i segretari, il governo sarebbe stato battuto (ma non sulla pregiudiziali). Fassino e Rutelli hanno notato che, tra i segretari, c'erano soltanto loro. Massimo D'Alema, al veleno: «Mancava qualche rivoluzionario». Cento ha parlato di «polemiche strumentali» e ha giustificato Pecoraro, assente per missione alle prime votazioni, ma arrivato nel pomeriggio.