Pupi Avati sugli schermi pavesi ma anche legal-thriller e horror
PAVIA. 1986: nel corso di una partita maledetta giocata la notte di Natale ed orchestrata ai danni di Franco Mattioli, questi ne esce 'spennato". Diciassette anni dopo, lo stesso Franco, per poter attuare finalmente la sua vendetta, rimette in moto il meccanismo che riporterà intorno al tavolo da gioco i cinque ex amici bolognesi. Rovesciando identità e destini, Pupi Avati in 'La rivincita di Natale", sequel di 'Regalo di Natale, svela ulteriori abissi di umana miseria. Cosi, se si ride, si ride amaro.
Questa settimana è arrivato nei cinema pavesi anche 'La giuria" di Gary Fleder, che usa i modi spettacolari del legal-thriler per portare sullo schermo il romanzo di John Grisham e prendere di mira il funzionamento delle giurie popolari americane, spesso manipolate da chi ha i mezzi per pilotarne il verdetto. E sarà scontro tra Gene Hakmann, assoldato allo scopo da una casa produttrice di armi denunciata dalla vedova di un colletto bianco preso a fucilate da un collega impazzito, e l'onesto avvocato Dustin Hoffman, che rappresenta la donna. Più che nel plot o nel ritmo vorticoso, i pregi del film vanno cercati nelle interpretazioni, grandissime. Ed in certi dettagli che lasciano il segno.
Il panorama delle 'prime" comprende, inoltre, 'Underworld" di Len Wiseman, avventura immaginifica e visionaria che pesca dai classici dell'horror, in cui la guerriera-vampiro Kate Beckinsale apprende che i nemici licantropi vogliono rapire un medico umano. Perché? Comincia ad indagare e scopre un incredibile complotto che...
Infine, c'è 'La invasioni barbariche" di Denys Arcan, dove lo stesso protagonista de 'Il declino dell'impero americano" ha dovuto lasciare l'Università, colpito da un tumore. Il figlio Sébastien cerca di aiutare il padre a morire degnamente: soldi alla mano, lo fa sistemare in una stanza privata dell'ospedale; convoca amici, amiche e colleghi per aiutarlo a passare al meglio le giornate; paga gli studenti perché gli facciano visita; gli allevia le sofferenze procurandogli illegalmente l'eroina. Tutti gli rimangono vicini e gli fanno compagnia, ascoltando musica, parlando delle letture predilette, ricordando le loro militanze. Il regista gioca splendidamente di intelligenza, arguzia, malinconia, sorriso e tenerezza, elabora uno stile elegante e ricorre a dialoghi brillanti ricchi di citazioni, per allineare una serie di disincantate osservazioni sulla società canadese e sollecitare una meditazione sul valore dell'amicizia, sull'importanza della reciproca comprensione, dei sentimenti e degli affetti. (f. cor.)