L'Internet che penalizza il Sud

MILANO. Il divario nord-sud si manifesta in modo vistoso anche nell'accesso ad Internet e penalizza in modo particolare chi, come le imprese, necessita di avere a disposizione collegamenti veloci e di qualità. Il problema non riguarda il consumatore privato, che in genere riesce ad avere a disposizione l'offerta di servizi come l'Adsl ad un prezzo uniforme su tutto il territorio nazionale, quanto l'offerta di larga o larghissima banda. Un elemento che penalizza oltre alle imprese anche le strutture di ricerca pubblica. L'analisi è condotta dal consorzio Garr.
Un consorzio che cura la pianificazione delle reti per università e centri di ricerca italiani, ha fotografato una situazione a dir poco sconcertante. Le connessioni Internet ad alta velocità al Sud hanno costi molto più elevati: il triplo o il quadruplo rispetto a quelle del Nord. Nelle regioni meridionali, escludendo le grandi città e tracciando una netta linea di demarcazione sotto l'asse Napoli-Bari, esiste infatti una sola infrastruttura: quella di Telecom Italia, che di fatto si trova in una situazione di monopolio. Le tariffe imposte dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, introdotte per evitare che Telecom Italia potesse avvantaggiarsi come ex monopolista, non hanno favorito la concorrenza, visto che gli altri operatori si sono adeguati alle tariffe più alte. Non solo: sono pochi gli operatori che hanno investito, concentrandosi sulle grandi città e sulle aree del Centro-Nord come dimostra il caso emblematico di Fastweb a Milano, Torino e Genova; gli altri si sono limitati a vendere servizi utilizzando le infrastrutture di Telecom, sfruttando la circostanza che il garante non aveva stabilito una chiusura temporale e si è legittimata quella che doveva essere una situazione di transizione (come è avvenuto per la telefonia mobile, per cui Omnitel e Wind si sono appoggiate alle reti Telecom in roaming giusto il tempo necessario per crearne di proprie).
Il prezzo di un collegamento extraurbano da 2.500 Mbps (pari a 2,5 gigabyte) da Roma a Catania costa circa da 633 mila a 870 mila euro l'anno: il triplo di un collegamento analogo da Roma a Milano, che va da 216 mila 547 mila euro l'anno. Scegliendo una connessione ancora più veloce, a 10 megabyte, il prezzo è più che quadruplicato secondo l'analisi condotta dal Consortium Garr, che cura la pianificazione e lo sviluppo della rete informatica dell'università e della ricerca italiana.
L'Authority per le comunicazioni negli ultimi due anni è intervenuta, alleggerendo i vincoli imposti al monopolista Telecom Italia e diminuendo le sperequazioni, ma la struttura tariffaria dei servizi di qualità non ha favorito l'accesso dei clienti finali. «Questo processo tuttavia non è ancora maturo, dato che i nuovi operatori non sono, in verità, in grado di competere con Telecom, tranne che per alcuni tipi di servizi», spiega Enzo Valente, direttore del Consortium Garr. Il vero problema è che gli operatori non sono stimolati a investire in infrastrutture, e di fatto le connessioni hanno costi cosi elevati perché si paga sia l'operatore, sia la Telecom.
«Questo è quello che accade normalmente», spiega Massimo Carboni del Garr, «ed è un grave problema perché la mancanza di infrastrutture non consente di crescere: un'impresa verrà dissuasa dall'aprire una sede al Sud se prende in considerazione dei costi di gestione delle reti cosi alti».
In quanto a tariffe i dati del consorzio consentono di dire che l'Italia ha riacquisito un minimo di competitività in Europa, ma non si è ancora allineata alle medie comunitarie.