A rischio povertà 5 milioni di famiglie
ROMA. Gli italiani? Un popolo di pessimisti. Sulla soglia della povertà, atterriti dal carovita, dall'economia in declino, critici verso le istituzioni corrotte, sfiduciati nella politica. Questo in breve il quadro delineato dall'analisi dell'Eurispes nel «Rapporto Italia 2004». Un'immagine reale del Paese, fatta da un istituto di studi autonomo, un nuovo attacco al governo Berlusconi, 'la fase 2", per Forza Italia, mentre Fini (An) puntualizza: «Il malessere delle classi medie era già noto, Eurispes forse lo enfatizza».
Scontenti del presente e privi di speranze su un futuro migliore, un cittadino su due ha percepito già all'inizio del 2004 un netto peggioramento dell'economia italiana.
Ancor prima di arrivare a parlare delle (nere) prospettive economiche, c'è una questione che vi è strettamente collegata: quella della crescente povertà.
Nel volume di 1.400 pagine, il presidente dell'istituto, Gian Maria Fara parla di un 'Paese in cerca d'autore", di 'un'Italia smarrita, diffidente e alla ricerca di un'identità", ma soprattutto apre il rapporto con lo 'spettro della povertà". L'Eurispes sentenzia: la società dei tre terzi è diventata realtà. Un terzo di supergarantiti, un terzo di poveri e un terzo a rischio di povertà. In pratica, alle 2.500.000 famiglie povere (pari a 8 milioni di persone) stimate dall'Istat, va aggiunto un altro 10% di famiglie a rischio, cioè altri 2.400.000 nuclei familiari. E se il potere d'acquisto delle retribuzioni è in forte perdita nel biennio 2001-2003, lo è maggiormente per la categoria degli impiegati (19,7%), seguiti dagli operai (16%).
Incontestabile il dato relativo all'aumento dei prezzi: il 96,7% degli intervistati, praticamente la totalità, subisce con difficoltà il carovita che grava sui bilanci familiari.
L'economia secondo gli italiani? In un vicolo cieco. Per oltre il 48% la situazione è in netto peggioramento. Poco convinta di riuscire a risparmiare per il futuro (il 33,7% non è sicuro di farcela, mentre il 56,4 non è orientato a farlo), la gente 'sopravvive", arriva a malapena a fine mese, dà fondo ai risparmi ed è poi costretta a contrarre debiti. Solo il 20,3% (contro il 35% del 2003) degli intervistati ha dichiarato di riuscire a risparmiare qualche euro.
I salari ridotti e l'occupazione precaria hanno come diretta conseguenza un incremento del lavoro nero. L'Eurispes ha calcolato che oltre 5.650.000 persone (quasi un quinto della popolazione attiva) sarebbero coinvolte in molteplici settori di lavoro nero continuativo. Difficile dunque mettere soldi da parte.
Non sono novità quanto risapute conferme, i dati sul declino industriale dell'Italia. Solo 41º nella graduatoria della competitività mondiale del 2003, il Paese perde terreno nelle esportazioni e non registra incrementi di produzione industriale al pari di Francia e Germania.
Penalizzati dall'economia incerta, gli italiani sentono di vivere in un clima di diffusa illegalità e corruzione della vita pubblica. Dirigenti, funzionari ed impiegati della pubblica amministrazione sono stati indicati dal campione di intervistati come i primi corrotti della lista. Al secondo posto c'è il governo, seguito dalla categoria degli imprenditori, dalla magistratura e dagli amministratori locali.
Strettamente legata alla corruzione, c'è la sfiducia nelle istituzioni. Se l'Unione Europea risulta l'istituzione nella quale i cittadini credono di più, non si può dire altrettanto dello Stato, bocciato per il 44,1%. Dissociati sulla morale, gli italiani hanno fiducia nelle istituzioni religiose, ma non disapprovano l'aborto, l'omosessualità e l'eutanasia.