Spaccio di droga e usura, i mali da combattere
VIGEVANO. Sulla sua scrivania all'Aja terrà un'immagine scattata dal fotografo della 'Provincia Pavese": una bicicletta in primo piano e sullo sfondo piazza Ducale. Due simboli di Vigevano, la città che il procuratore Carmen Manfredda lascerà a metà febbraio, dopo 8 anni, per assumere l'incarico di componente dell'Eurojust. Le indagini da lei coordinate hanno scavato nelle zone d'ombra della città portando alla luce il mondo sommerso del traffico e del consumo di droga, l'usura su cui si continua ad indagare, e una nuova criminalità che vede al vertice figure femminili.
Il bilancio del procuratore è un saluto alla città, vista dal punto di osservazione di chi vi ha combattuto i fenomeni criminali, ma è stata anche testimone delle spinte alla legalità provenienti dalla società e dalle istituzioni. Una crescita civile, una maggiore consapevolezza cui ha contribuito anche l'azione della procura e l'impegno in prima persona di Manfredda a favore delle vittime dell'usura.
Le operazione antidroga hanno sollevato il sipario su una rete diffusa di spaccio e consumo. E' questo il male oscuro della città?
«E' il male oscuro dell'intero paese. Infatti, alcune delle inchieste riguardavano Vigevano, altre ci hanno rilanciato su tutto il territorio nazionale. E' una realtà molto complessa. Dal lato degli spacciatori emerge una criminalità pervicace, radicata su tutto il territorio e gestita soprattutto da cittadini extracomunitari. I consumatori, invece, sono sempre più persone inserite nella società, con un'occupazione e disponibilità di denaro. L'immagine del tossicodipendente non è più quella dell'emarginato vittima dell'eroina, che poteva rappresentare un riferimento negativo. Ora il consumo di droga è associato anche a contesti cosiddetti 'normali", dove le connotazioni negative non sono immediatamente percepibili. Ed è questo che spaventa».
Tra i consumatori di stupefacenti figurerebbero anche due esponenti politici. Al di là delle inchieste sulla droga, che coinvolgono i politici come privati cittadini, in questi anni non sono mai stati sottoposti alla vostra attenzione casi riguardanti la classe politica locale?
«Non sono emerse condotte penalmente rilevanti riferibili alla classe politica locale per reati inerenti pubbliche funzioni».
Dopo gli omicidi di mafia che fino ai primi anni Novanta hanno insanguinato anche Vigevano e la Lomellina, la criminalità di tipo mafioso è scomparsa dal contesto locale?
«Non ci sono più fenomeni significativi, anche se si avverte ancora qualche infiltrazione siciliana, soprattutto per casi di appoggio logistico. Non ci sono comunque gruppi radicati sul territorio».
Vigevano e l'usura. Le indagini hanno aperto la strada ad un caso-pilota: la riabilitazione, per la prima volta in Italia, di un commerciante fallito a causa del ricatto degli usurai. Questo ha incoraggiato altre vittime ad uscire allo scoperto?
«Quell'episodio è stato un esempio importante perchè ha ridato speranze a tanta gente. Non posso non ricordare la capacità, la volontà e l'intelligenza di Maria Grazia Trotti, la commerciante vittima dell'usura, che con la sua battaglia non solo ha risolto il suo caso personale, ma ha fatto trionfare la giustizia sostanziale. Parecchie persone hanno segnalato il loro caso per la seconda inchiesta sul clan Valle che è stata chiusa e arriverà presto all'udienza preliminare. La società civile ha risposto e l'associazione antiracket fondata da Trotti è un punto di riferimento».
Sull'usura ci sono altre indagini?
«Si sta ancora indagando. Il fenomeno ha molte facce: quella organizzata e quella 'artigianale". Le indagini riguardano entrambe».