Robbio, imprigionato dai tedeschi nel 1943

ROBBIO.Anche nel suo ultimo discorso lo scorso 4 Novembre sul sacello dei Caduti, pronunciato in piedi ma appoggiato ad una stampella, i temi ricorrenti sono stati la pace e l'italianità. Due valori che l'hanno costantemente animato a partire dal 1943, quando ufficiale dell'esercito italiano rifiutando di collaborare con i tedeschi, si fece due anni di prigionia sballottato per mezza Europa, fino alla decisione dei giorni scorsi di consegnare al sindaco Mario Arcelloni la bandiera tricolore della Sezione robbiese dei 'Combattenti e Reduci", chiusa per l'implacabile azione del tempo che ha ridotto il numero degli iscritti a pochissime unità.
Giovanni Tronconi, 83 anni, ultimo presidente della associazione che riuniva a Robbio chi ha vissuto l'esperienza della seconda guerra momdiale o delle deportazioni, lega con il filo dell'amore patrio sessant'anni di impegno civile.
«Continuo a credere che esista una coscienza nazionale che si è formata nel segno del desiderio della libertà e della pace ma anche del rispetto della dignità umana - afferma Tronconi - due valori che sono costati tanti sacrifici e lutti, il cui ricordo non deve morire e per coltivare il quale mi sono impegnato, prima come iscritto, poi come consigliere ed infine come presidente della sezione Combattenti in ogni circostanza, al di là degli schieramenti e delle diverse convinzioni politiche». Lo fece nel 1942 quando si rifiutò di far entrare i tedeschi nella caserma di Tolone, dove era ufficiale di picchetto, ha continuato a farlo negli anni Ottanta e Novanta chiedendo al Comune di continuare a ricordare allo stesso modo e sempre in modo significativo le date del 4 Novembre e del 25 Aprile.
«La pace è un valore che si comprende bene se si sono conosciute le tragedie della guerra - conclude l'anziano ufficiale del battaglione San Marco - e la pace può nascere solo dalla libertà e dal rispetto della persona». (e.b.)