«Ho visto l'inferno nei lager nazisti»

MORTARA. Numero di matricola 9702K: al campo di concentramento di Bolzano, Aldo Mascherpa non ha un nome, ma viene riconosciuto dai secondini nazisti attraverso quel numero. Oggi, per l'ex deportato la 'Giornata della memoria" assume un valore particolare, intimo: la sua salvezza, nel 1944, fu il bombardamento della linea ferroviaria che l'avrebbe portato a Mathausen, verso la morte.
La vicenda di Mascherpa, oggi presidente della sezione Anpi di Mortara, è emblematica: nato nel 1927, ancora adolescente segue le orme del fratello Angelo, morto a 20 anni, nel maggio 1944, dopo uno scontro a fuoco con le Ss di stanza a Mortara. A soli 17 anni, Aldo combatte i nazi-fascisti nella brigata garibaldina 'Leone": fra le azioni più temerarie rientra la liberazione del comandante partigiano Carlo Ghidetti, commissario della brigata 'Cornaggia", operante sulle montagne di Varzi. «Era il novembre 1944 - ricorda - Eravamo in cinque o sei, guidati dal 'Falco", un partigiano di Vigevano che, vestito da Ss, si fece aprire il carcere puntando una pistola in faccia alla guardia». Dopo qualche giorno, Mascherpa e l'amico Giorgio Bagatella sono incarcerati dalle Ss a causa di una spiata. «Dopo la cattura, sono stato pestato più volte - dice l'ex partigiano - Poi, il trasferimento al 'San Fedele" di Pavia e a San Vittore, a Milano». La drammatica esperienza di Mascherpa e Bagatella viene condivisa dal mortarese Carlo Quaccini, dal cilavegnese Mario Bonzanini, Aldo Pera e Dialma Previdi. A San Vittore il Cln clandestino organizza la fuga dei partigiani lomellini, ma Mascherpa e Bagatella non riescono a saltare dalla corriera in viaggio verso Bolzano. I quattro mesi nel lager altoatesino sono un inferno. «Ogni baracca era occupata da circa 500 prigionieri: noi avevamo il triangolo rosso quello riservato ai politici, dipinto sulla casacca - ricorda - Vivevamo con la paura di essere uccisi da un momento all'altro». Il 21 dicembre 1944 il comandante del campo di concentramento dà l'ordine di caricare centinaia di internati sui carri-bestiame: destinazione Mathausen. «Siamo stati li sopra per due giorni e tre notti, al buio e al freddo: se aprivamo il portellone, le Ss facevano partire sventagliate di mitra - dice ancora Mascherpa - Abbiamo mangiato solo una volta». Il terzo giorno gli Alleati bombardano la linea ferroviaria interrompendo i collegamenti con il Brennero: il carro-bestiame fa cosi ritorno a Bolzano e il mortarese Mascherpa non avrebbe mai toccato con mano l'orrore dei campi di sterminio. Il terrore, però, non svanisce: «Eravamo in una baracca isolata. Una volta saltò la corrente elettrica a causa di un allarme aereo e i tedeschi si sono messi a sparare all'impazzata contro qualsiasi cosa. Poi, un prigioniero tentò la fuga e venne fucilato per impaurirci». Comunque, i giorni della Liberazione si avvicinano e, il 30 aprile, Aldo dice addio al lager di Bolzano e sale su un pullman della Croce Rossa. La terribile esperienza, però, non è ancora terminata: Mascherpa viene trasportato in una Germania, ormai liberata dagli Alleati e dall'Armata Rossa, e poi in Svizzera. «Rientrai in Italia dalla Valtellina, a Tirano - dice - Arrivai a Mortara solamente il 5 maggio». Dopo aver superato prove dolorose, carico di ricordi, nel 1945 Mascherpa ritorna a lavorare alla 'Marzotto", dove è rimasto fino alla pensione.
Umberto De Agostino