Cristina Hoyos, icona del flamenco protagonista stasera al Fraschini
PAVIA. 'Bisogna preservare il flamenco dalle mode. La mia danza cerca di essere esempio di un'identità culturale, filosofica ed estetica. E' un'arte legata indissolubilmente alla Spagna. Si tratta di una danza che, nel suo attaccamento alla tradizione popolare, sa rendere viva la memoria". Lo afferma Cristina Hoyos, per molti anni la 'ballerina" di Antonio Gades, mostro sacro della Spagna libera. Lui le aveva offerto la partecipazione al 'suo" mondo e lei vi era entrata con nobiltà e fierezza, conoscendo presto il successo e la celebrità. Ma gli anni passano, tutto cambia. Gades e Cristina si lasciano nel 1988: la ballerina fonda una nuova compagnia e va avanti da sola.
C'è sempre l'ombra di Gades accanto a lei, tuttavia; e si sente anche la mancanza di un artista come Gades nella compagnia. La Hoyos è la guida, la madre, la fonte di ispirazione. Però sembra restare sempre orfana di qualcosa: mentre il suo piccolo gruppo le volteggia intorno e la musica incalza, si avverte sul suo viso il segno della solitudine. Ma i gesti magnetici, la sensualità arcana, il rigore sono sempre gli stessi. Perché la cinquantatreenne di Siviglia è un'icona senza tempo, incarnazione di una Spagna che - come le corride e come quel flamenco di cui lei è regina - sa infiammare gli animi. Quanto sicuramente avverrà con il suo ultimo spettacolo, 'A tiempo y a compás", dove ha guardato indietro fino a quel 'Sueño Flamenco" che l'ha imposta a livello internazionale, per riprendere ciò che ne rimaneva e adattarlo al ritmo dei tempi. Si ripercorreranno, cosi, alcuni degli attimi più salienti ed appassionati della lunga carriera di una Hoyos che, assieme ai suoi bailaores e cantaores - sarà protagonista assoluta di un dialogo fra sensi e spirito. Dove i corpi giocano a respingersi e ad attrasi, in una 'ronde" sensuale. Dove il ritmo incalzante dei tacchi convive con il fuoco degli abiti e con la brace degli occhi dell' 'étoile", portatrice di una teatralità magnetica, che racchiude in sé i misteri delle antiche culture del Mediterraneo.
Non ci sarà storia, in 'A tiempo y a compás". Solo stati d'animo. Non ci sarà storia, perché basta il senso di sempre, che nelle figure del 'baile" che invade la scena trova espressioni inequivocabili: l'onore compreso del maschile che prorompe in raffiche di passi e che, quando si scioglie, rallenta il ritmo ed appoggia appena la punta del piede con la stessa tracotanza di un toreador che dà le spalle al toro; l'essere avvolgente del femminile, che si dipana come tela di ragno da dita affusolate, fili invisibili in sincrono a piedi ed a fianchi. E l'individualismo della 'petenera" o della 'soleá" con il sempre strepitoso 'braceo", i passi felpati che improvvisamente impazziscono, la sinuosità magnetica. La danza è magnificamente asciutta, rigorosa, assoluta. Priva dei manierismi del flamenco più corrivo, pur snodandosi con le sue figure classiche, dai 'tangos" alle 'alegrias" alle 'bulerias". E sarà una serata in eguale misura rito e festa, tensione e gioia, pathos e allegria. (f. cor.)
A TIEMPO Y A COMPÁS, con il Balletto Cristina Hoyos; coreografie di Cristina Hoyos. Oggi (ore 21) al Teatro Fraschini di Pavia.