Montezemolo: pronto a guidare la Confindustria
ROMA. Il presidente della Ferrari e della Federazione Editori, Luca Cordero di Montezemolo, si candida alla guida di Confindustria. Lo ha detto lui stesso, sciogliendo la riserva a Maranello, mentre presentava la nuova Ferrari F2004, con un discorso asciutto: «Ho sempre pensato che ad un incarico delicato e impegnativo come la guida di Confindustria non ci si debba candidare. Può esserci solo, laddove richiesti, la scelta di rendersi disponibili per una assunzione di responsabilità».
«Alla luce delle sollecitazioni e delle indicazioni che in queste settimane sono venute da realtà importanti del mondo imprenditoriale di tutta Italia ritengo di dover dare questa disponibilita». La candidatura di Montezemolo appare però condizionata a un largo consenso sul suo nome. Non a caso ha messo in chiaro che vuole rappresentare «una forte volontà di rappresentanza unitaria e essere la testimonianza di una grande passione per questa straordinaria realtà che è l' impresa italiana. Un sistema capace di raccogliere la sfida della competizione globale e di cogliere nel mondo importanti successi». Nelle ultime settimane Montezemolo ha raccolto un vasto sostegno dai big dell'industria. Da Marco Tronchetti Provera a Luciano Benetton, da Pininfarina (padre e figlio) a Vittorio Merloni, passando per Luigi Abete, Diego Della Valle ed Emma Marcegaglia. E ieri, in aggiunta, il presidente di Federmeccanica Alberto Bombassei ha rinunciato alla propria ventilata candidatura. Potrebbe far confluire i voti proprio sul presidente della Ferrari.
La strada per Montezemolo potrebbe però anche essere accidentata se prenderà quota la candidatura alternativa di Nicola Tognana. All'interno della Giunta di Viale dell'Astronomia (167 voti dopo le dimissioni di Tanzi) sembra essere l'industriale del nord est (non ancora uscito allo scoperto) l'unico in grado di fermare Montezemolo. La candidatura di Tognana viene caldeggiata da più parti (ultimo in ordine di tempo il presidente degli industriali veneti, Luigi Rossi Luciani). Sul suo nome potrebbe convergere l'alleanza che ha portato alla nomina dei tre saggi e che ha il suo fulcro nel pacchetto di voti delle Pmi. Un serbatoio di voti in cui sono poi probabilmente confluiti anche quelli degli industriali vicini a Antonio D'Amato, che finora non hanno espresso un proprio candidato. Non a caso, c'è chi nella lettera agli imprenditori del 7 gennaio, in cui D'Amato tracciava il profilo per il suo successore («una persona autonoma e indipendente nella testa, nel cuore e nella tasca») ha visto proprio l'identikit dell'industriale veneto piuttosto che quello del manager di Maranello. Resta sullo sfondo la figura di Cesare Romiti, gran regista dell'elezione D'Amato nel 2000: lo scarso feeling nei confronti di Montezemolo, maturata nel corso del suo quarto di secolo al Lingotto, potrebbe indurlo a schierarsi. A meno che non decida lui stesso di correre.
I tre saggi, Ernesto Illy, Luigi Attanasio e Antonio Bulgheroni, si sono riuniti a Roma per definire il calendario e organizzare le consultazioni: avranno adesso due settimane di tempo.(a.f.)