«Ora riportate alla luce il cunicolo»
BORGARELLO. L'enigma del Tesoro dell'Antipapa e del passaggio sotterraneo segreto dal Castello Visconteo di Pavia alla Certosa continua ad appassionare. «Se c'è, bisogna trovarne ciò che resta». Sono di questo tenore le numerose lettere al nostro giornale. A 'scoprire" la probabile esistenza del passaggio è stato l'architetto Alberto Arecchi, autore del libro 'Il Tesoro dell'Antipapa" in cui ricorda il tentativo di quattro ricercatori, nell'agosto 1956, di trovare il cunicolo nella cascina Bono.
«L'ipotesi - scrive Andreas A. Piallozner- non è campata in aria. Era infatti prassi diffusa nel medioevo dotare castelli e fortezze di vie di fuga segrete. Nel caso del Castello Visconteo, conoscendo il carattere di Gian Galeazzo Visconti, le sue ambizioni e la sua mania per la sicurezza (aveva molti nemici ed era fortunosamente sfuggito a vari attenatti), è molto probabile che, diventato duca, avesse i mezzi e il potere per realizzare un cunicolo che unisse la sua residenza alla fondazione religiosa, da lui voluta non solo come sepolcreto gentilizio ma anche come simbolo della dinastia. La zona in cui il passaggio doveva essere realizzato apparteneva a lui, era cinta da un alto muro e i lavori di scavo, costruzione e ricopertura, se suddivisi e realezzati da squadre diverse, potevano in parte apparire come opere di sistemazione del Parco».
«La parte finale più delicata - continua Piallozner - relativa al congiungimento dei vari tratti e alle 'uscite segrete", nelle cinque tappe ipotizzate da Arecchi, poteva facilmente essere tenuta segreta. Gian Galeazzo disponeva di manodopera a costo zero e senza possibilità di tradire: i prigionieri potevano essere fatti sparire, a lavori terminati, anche vendendoli, come rematori a Genova, prassi frequente».
Piallozner risponde poi a una possibile obiezione degli 'avversari" del passaggio segreto: i documenti dell'epoca (seconda metà del quattordicesimo secolo) non ne parlano. «Il silenzio delle fonti non mi stupisce - osserva il lettore - Non era certo interesse dgli Sforza e dopo di loro dei Visconti e di quanti si sono cucceduti nel Castello che si serbasse traccia o si divulgasse notizia di un passaggio segreto di importanza vitale. E non è che si siano intraprese grandi ricerche. Trovo invece indicativo e molto interessante il costante, persistente ricordo popolare di tale passaggio e le testimonianze di esplorazioni di tratti di cunicoli in Pavia e fuori».
«Ora - prosegue il lettore - che si parla di far rivivere il Parco Visconteo, che la Certosa è minacciata da discutibili progetti di urbanizzazione, penso che sia il momento adatto per fare le ricerche, per riflettere su queste tradizioni del passato. Insomma, mi auguro che grazie agli articoli della 'Provincia pavese", alla buona volontà delle signore Bono e all'interesse di tante persone, qualche cosa si muova, il Parco venga realizzato, i monaci della Certosa permettano di visitare e studiare il loro stupendo monumento nelle sue fondamenta. Se si troverà qualcosa tanto meglio per la conoscenza, la storia, il Castello e la Certosa che verranno ulteriormente valorizzati».
«Posso dire che il passaggio segreto è tutt'altro che una favola - dice un altro lettoreche chiede di restare anonimo - Da bambino, nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, viveo presso Cantone delle Tre Miglia e tutti noi sapevamo che proprio sotto di noi correva, da tempi immemorabili, un tunnel sotterraneo di collegamento con la Certosa. Qualcuno di noi ragazzi trovava mattoni e cavità nelle campagne, ma soprattutto nella corte di casa».
«Non riesco, a distanza di una cinquantina d'anni - prosegue il lettore - ad essere più preciso, anche perchè suppongo che ai proprietari attuali non farebbe piacere il fatto che oggi qualcuno vada a scavare a casa loro. Mi piacerebbe tuttavia saperne di più, che l'inchiesta del giornale potesse appurare definitivamente l'esistenza del passaggio sotterraneo, anche perchè altrove (si veda i casi di Soncino e Pizzighettone) la presenza di vani sotterranei è valsa a potenziare lo sviluppo turistico. Anche Pavia lo meriterebbe».
Una studentessa di archeologiaall'Università di Pavia, C. M., si dice «convinta che il passaggio segreto possa esistere, dal momento che i signori usavano costruirsi vie di fuga fuori città in caso di pericolo. Perchè non sono mai stati effettuati seri scavi archeologici? Se si trovasse qualcosa, sarebbe utilissimo alla ricerca storica e al patrimonio culturale di Pavia e soddisferebbe la curiosità di tuti coloro che, come me, vogliono sapere cosa si nasconde là sotto».
Interesse per il passaggio segreto manifesta anche l'ispettore capo della Forestale di Pavia Virgilio Graneroli: «Era ora che ci si interessasse ai misteri della nostra bella città». (s. c.)