Ulivo, esplode il caso Rutelli


ROMA. Una proposta «confusa e inaccettabile». Un «attacco ai lavoratori e ai sindacati». Una sfacciata voglia di «visibilità». Un «regalo» al governo che rende ancora più difficile l'intesa sulla lista unitaria e crea le premesse per una frattura insanabile.
Lo «strappo» di Rutelli, che con una intervista al Corriere della Sera invita il centrosinistra a «dimostrare» di non essere soltanto un «cartello di partiti che dicono no a Berlusconi», propone di innalzare di 2 anni la vita lavorativa (la fascia di età pensionabile 57-65 anni prevista dalla riforma Dini andrebbe spostata a 59-67 anni) e non chiude la porta alle «gabbie salariali», crea un vero e proprio terremoto nel centrosinistra, che già si trova a dover fare i conti con gli aut aut di Di Pietro e i veti dello Sdi.
L'appello che il leader della Margherita lancia all'Ulivo si basa sulla convinzione che dopo 2 anni e mezzo di opposizione il centrosinistra «non possa dire soltanto no». «La stessa legge Dini» spiega Rutelli «prevede che con l'allungamento della speranza di vita, cresciuta di ben due anni nell'ultimo decennio, si sposti a 64 anni il baricentro dell'età pensionabile... chi si meraviglia finora era stato un po' distratto». Rutelli usa la lunga intervista al Corriere anche per rilanciare le gabbie salariali contro le quali il sindacato si è sempre battuto. E' giusto diversificare i salari da regione a regione? «Il costo della vita è diverso da zona a zona e il contratto territoriale - spiega Rutelli - potrebbe anche incentivare gli investimenti al Sud».
La ricetta della Margherita, annunciata senza alcun preavviso e non discussa con i leader dell'Ulivo, spiazza Fassino e fa infuriare la sinistra della coalizione. La scelta di andare per conto proprio potrebbe costare cara a Rutelli. Il rischio di un logoramento nei rapporti tra Ds e Margherita viene evidenziato in mattinata da Fassino durante una riunione con i quadri locali del partito. «Non appare né utile né produttivo privilegiare visibilità personali o di partito quando invece la priorità» spiega il leader della Quercia «è dare alle alleanze di centrosinistra solide e condivise piattaforme comuni».
A denunciare un eccesso di protagonismo è anche il verde Pecoraro Scanio che definisce «sbagliata» la proposta di Rutelli e vede «a rischio» l'unità delle opposizioni mentre Marco Rizzo (Pdci) denuncia una mossa politica che mira a creare una «egemonia dei moderati sull'intera coalizione» e Gloria Buffo (sinistra Ds) chiede un «chiarimento» con la Margherita. La critica più dura è quella di Paolo Ferrero (Prc) per il quale Rutelli «può candidarsi a fare il presidente della Confindustria».
Quel che è certo è che la proposta della Margherita è destinata a rendere ancora più difficile e pieno di ostacoli il cammino che dovrebbe portare alla lista unica per le elezioni europee. Il condizionale è d'obbligo perché la trattativa tra Ds, Margherita, Sdi e Antonio Di Pietro è ancora in alto mare e ieri l'ex pm ha fatto sapere che l'Italia dei Valori parteciperà ai lavori di un eventuale tavolo programmatico solo insieme ai rappresentani dei movimenti e dei girotondi.
Insomma, alla fine si farà il listone dell'Ulivo? «Finora - risponde Di Pietro - non ho ricevuto alcuna risposta. E' chiaro che stanno facendo di tutto per separarci ma non ci riusciranno perché non si possono escludere tutte quelle associazioni che ci hanno sostenuto».

Gabriele Rizzardi