I giochi della Confindustria

ROMA. Si alza ufficialmente oggi il sipario sulla corsa alla presidenza di Confindustria che Antonio D'Amato lascerà libera a fine maggio. L'appuntamento è in Viale dell'Astronomia a Roma dove i cinque past president, Merloni, Lucchini, Pininfarina, Abete e Fossa incontreranno l'attuale presidente in carica.
La procedura: spetterà a loro indicare una rosa di nove nomi da cui poi la Giunta giovedi sceglierà i tre saggi incaricati di sondare le federazioni regionali e le associazioni di categoria per ufficializzare le candidature vere e proprie che verranno votate dal Direttivo dell'11 marzo. Per poter correre ogni candidato dovrà avere dalla sua almeno il l5% delle preferenze dell'assemblea (163 votanti). Se fino a 4 anni fa i saggi certificavano, di fatto, scelte decise a monte dai grandi capitani d'industria (la Fiat in testa anche in qualità di primo contribuente, con in mano il controllo di numerose organizzazioni territoriali) e le sorprese non erano certo all' ordine del giorno, l'elezione di D'Amato ha rotto questi equilibri, e la riforma dello statuto ha sancito l' avvio di un nuovo corso dove peseranno di più il ruolo delle pmi (che non vorranno perdere l'appeal guadagnato con la presidenza D'Amato) e gli equilibri politici, in un anno caratterizzato da importanti scadenze elettorali dove si dovrà tenere conto di chi governa ma anche di chi potrebbe governare.
- I nomi: sono tanti e diversi i nomi indicati in corsa per il dopo D'Amato, a cominciare dal presidente della Ferrari, Luca Cordero Montezemolo, invocato a gran voce dall''opposizione' capitanata da Luigi Abete, Vittorio Merloni, Diego Della Valle, Emma Marcegaglia. Ma l'investitura di Montezemolo, caldeggiata anche da Andrea Pininfarina e Luciano Benetton, non appare affatto scontata, vuoi per le titubanze del diretto interessato che accetterebbe solo una chiamata coram populo, vuoi per le resistenze dell'attuale leadership. Senza dimenticare la Fiat che per la prima volta nella storia si chiama ufficialmente fuori dai giochi, non potendo correre il rischio di trovarsi di nuovo spiazzata puntando sul nome sbagliato.
A 50 giorni dall'elezione, il nome del candidato forte è insomma ancora in alto mare. Pesano i veti incrociati, le divisioni e le fratture che a distanza di 4 anni dall'elezione di D'Amato restano ancora aperte. Le riunioni e i contatti di queste ore lo testimoniano. Montezemolo, è vero, ha tutte le carte per farcela, ma a D'Amato non piace. Per lui, il nuovo leader «deve essere una persona autonoma e indipendente nella testa, nel cuore e nella tasAà. Un manager Ferrari, insomma, secondo il suo modo di vedere, non andrebbe bene. Potrebbe giovarsene un eventuale antagonista, chiunque esso sia, ma questo non si sa se alla fine per lui sarà un bene o un male.
Dalla capacità di D'Amato di mediare e accompagnare l' uscita dipendono in buona parte le chance di vittoria del candidato interno (si siano fatti i nomi di Cerutti, Guidi, Bracco, Squinzi, Perini, Bombassei). Viceversa, se ne potrebbe giovare l'ex alleato Nicola Tognana deciso ad andare fino in fondo e che da mesi sta tessendo una tela che vede insieme una buona parte degli industriali del nord-est e di Assolombarda, la più potente territoriale di Confindustria.