Ma ai piccoli azionisti poco importa delle lotte di potere: servono certezze
Comunque vada a finire, difficilmente il duello tra il ministro dell'Economia e il Governatore della Banca d'Italia avrà un esito capace di offrire ai cittadini italiani qualche migliore garanzia per la tutela dei loro risparmi: quella battuta del ministro, pronunciata durante l'audizione in Parlamento, secondo cui tra difesa del risparmio e difesa delle istituzioni è alla prima che bisogna dare «priorità assoluta» la dice lunga sulle sue intenzioni rispetto alla «istituzione» Banca d'Italia.
Ai cittadini che, dopo l'abbattimento dei tassi (provvidenziale ma tale da falciare un cespite significativo proveniente dagli alti interessi sui titoli di Stato), hanno riversato i loro risparmi sui mercati obbligazionari ritenendoli meno aleatori di quelli azionari, importa poco se il ministro riuscirà a cacciare Fazio oppure no: quello che adesso si vorrebbe capire è che cosa il governo intenda fare per ripristinare una fiducia che i ripetuti scandali finanziari hanno gravemente incrinato e che la guerra con Bankitalia certo non aiuta.
Ieri il ministro ha fornito alcune indicazioni sulle intenzioni del governo e ha aggiunto che in ogni modo cercherà in Parlamento il più ampio consenso. Ma l'asse portante della sua proposta rimane quell'idea di un'autorità unica incaricata di vigilare sul risparmio usata come un grimaldello per togliere poteri (e forse autonomia) alla Banca d'Italia. Poco ha detto, invece, sul versante sul quale sarebbe più urgente impegnarsi che è quello che corre lungo i meccanismi di raccolta del risparmio: dai soggetti che emettono i titoli, a quelli che li certificano, a quelli che organizzano l'emissione, fino alle banche che li collocano sul mercato offrendoli ai cittadini. E' lungo questo percorso che hanno preso corpo le distorsioni e le truffe di cui adesso tocca pagare il prezzo a migliaia di risparmiatori.
Perciò occorrono norme di sbarramento nel ricorso ai paradisi fiscali e pene severe (all'opposto della depenalizzazione del falso in bilancio) per gli amministratori e i dirigenti responsabili di illeciti. Occorre sottrarre i certificatori dai condizionamenti inevitabili provenienti dalla società che li ingaggia attribuendo ad altri l'affidamento dell'incarico. Occorre coinvolgere nell'assunzione del rischio le banche incaricate del collocamento obbligandole a mantenere i titoli in portafoglio per un periodo sufficiente. Occorre dotare la Consob di poteri di indagine e verifica estesi alla sostanza dei bilanci e non limitati alle comunicazioni cartacee.
Non sembra che siano queste le priorità scelte dal governo. Nemmeno una parola è stata pronunciata sulla modifica della norma che ha derubricato il reato di falso in bilancio. La quasi totalità dell'intervento è stata dedicata all'attacco rivolto alla Banca d'Italia, non tenendo in alcun conto che è proprio la stabilità delle istituzioni e del sistema sono fondamento indispensabile per proteggere il risparmio dei cittadini e per riguadagnare la fiducia dei mercati internazionali.