In Italia sacche latenti di pregiudizio contro gli ebrei
ROMA. Italiani antisemiti? Sulla possibilità che nel nostro Paese venga covato un tale pregiudizio, l'Eurispes lancia un allarme. La seconda anticipazione del «Rapporto Italia 2004», condotto dall'Istituto di studi politici economici e sociali, non è altro che un sondaggio circa «l'opinione degli italiani sul conflitto israelo-palestinese e sulla questione mediorientale». La ricerca ritiene possibile che in Italia esistano aree di «incubazione del pregiudizio nei confronti del popolo ebreo».
L'11,1% dei 1.500 intervistati ha risposto di essere molto o abbastanza d'accordo con l'affermazione «l'Olocausto degli ebrei è avvenuto realmente, ma non ha prodotto tante vittime come si afferma di solito». Ancora più preoccupante sarebbe, secondo il presidente dell'istituto Gian Maria Fara, che il 34,1% del campione (pari a quasi 16 milioni di persone) pensi che «gli ebrei controllano in modo occulto il potere economico e finanziario, nonché i mezzi d'informazione».
Cinque i punti fondamentali dell'indagine Eurispes: l'attuale politica di Sharon in relazione al conflitto israelo-palestinese; l'eventuale presenza di pregiudizi o atteggiamenti antisemiti nei confronti del popolo ebraico; i principali fattori di destabilizzazione dell'area mediorientale; il ruolo del contingente italiano nel conflitto iracheno. «Ci troviamo di fronte ad un Paese maturo - ha spiegato Fara - che discerne la politica di Sharon dall'Olocausto».
Nessun tipo di revisionismo è in corso nel Paese in merito alla Shoah. Il 92,3% degli intervistati non pensa che l'Olocausto degli ebrei non sia mai avvenuto. Il 2,7% che concorda con questa affermazione è talmente marginale da non poter essere considerato focolaio di antisemitismo. «Sappiamo che esiste uno zoccolo duro antisemita - continua Fara - sono i risultati sulle due precedenti affermazioni che creano il sospetto di sentimenti antisemiti e preoccupano noi ricercatori, soprattutto perché nel 34% c'è un'Italia traversale: destra, sinistra e in misura lievemente maggiore il centro».
Della ricerca, tesa a cercare di comprendere come la gente percepisca un argomento delicato come quello del conflitto in Israele, emerge chiaramente il disaccordo per la politica di Sharon da parte degli italiani. La maggioranza del campione preso in esame (91,4%) si è dichiarata favorevole al diritto all'esistenza dello Stato d'Israele (che per un 26% però è condizionata al riconoscimento di uno Stato palestinese), e assolutamente sfavorevole alla costruzione del muro di separazione tra i due popoli (77,8% i contrari). Sulla condotta di Sharon quasi tre italiani su quattro (74,5%) pensano che «il governo di Sharton sbagli, ma sbagliano anche i kamikaze palestinesi». Oltre il 50% è convinto che il premier d'Israele potrebbe attuare scelte diverse per difendersi dagli attacchi terroristici.
Il paragone tra il comportamento di Sharon con i palestinesi e quello dei nazisti con gli ebrei (raffronto che l'editorialista de «La Repubblica» Mario Pirani considera improponibile) è condiviso dal 35,9%. «La politica di Sharon per me è nefasta - dice Pirani - però farlo capro espiatorio di tutto l'antisemitismo è discutibile».
(Annalisa D'Aprile)