Berlusconi ha fretta di chiudere la verifica An e Udc nell'angolo


ROMA.Tremonti non si tocca, di rimpasto non si parla, tutto va chiuso entro il 24 gennaio, quando si dovrà celebrare in pompa magna il decennale della sua «discesa in campo». Questa la ricetta che Berlusconi sta imponendo ad An e Udc sulla verifica. Altro che riequilibrio del governo, arginamento della Lega e via dicendo. Al massimo, ci potrà essere una delega per il Mezzogiorno affidata a Fini, forse la presidenza del Cipe. Anche se, per ora, il Cavaliere non si sarebbe impegnato neanche per questo.
Di certo c'è che da oggi Berlusconi tornerà a Roma per il consiglio dei ministri, e che ha fatto confermare tutti gli impegni per i giorni successivi. Si dovrebbe chiudere cosi la lunga «vacanza» di oltre 20 giorni che ha suscitato voci e indiscrezioni. Le ultime, tutte provenienti da giornali e giornalisti vicini al Cavaliere, insistono nel sostenere che Berlusconi ha solo dovuto ricorrere a qualche «ritocco» plastico contro le rughe.
A chiudere la verifica dovrebbe essere anche la battaglia campale sulle riforme istituzionali, che partirà nell'aula del Senato giovedi 22 gennaio. Con buona pace di Carlo Azeglio Ciampi, o Pier Ferdinando Casini, che avevano più volte invitato a varare riforme costituzionali con il consenso più vasto, sulle riforme sarà ancora muro contro muro.
Ieri la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha approvato la norma che affiderà al presidente del Consiglio il potere di sciogliere le Camere. Nella linea, contestata dal centrosinistra, di togliere poteri al Quirinale e rafforzare Palazzo Chigi. Ma ad alimentare lo scontro è soprattutto l'introduzione nella devolution della possibilità di dar vita ad assemblee di più regioni. Una sorta di parlamentini di Nord, Centro e Sud.
«Il pasticcio in salsa padana», ha sottolineato ieri Antonello Cabras, responsabile Ds per gli enti locali, «rende impraticabile ogni ipotesi di dialogo fra maggioranza e opposizione». Oltre alle opposizioni la riforma del centrodestra non piace neanche alla Conferenza delle regioni che in un documento unitario ha bocciato la proposta in discussione al Senato, a partire dal Senato federale. E anche nella maggioranza cresce la rivolta. Dopo Fisichella, è stato Francesco Storace a schierarsi di traverso. «Quella roba là va tolta subito di mezzo», ha avvertito il presidente del Lazio. «Ipotizzare assemblee pluriregionali significa indicare una prospettiva antinazionale e disgregatrice. Se, per accontentare Umberto Bossi, si fa a pezzi l'Italia e si resuscitano le tesi di Miglio, è meglio staccare la spina, altro che verifica...».
Umberto Bossi ha replicato a muso duro alle contestazioni del centrosinistra. «Sono un branco di comici. Pagheranno il loro centralismo esasperato ed arcaico alle elezioni».

Andrea Palombi