Broni, prevenzione e vigilanza

BRONI. Broni non é il Bronx ma occorre prevenire, coinvolgendo istituzioni e forze dell'ordine per evitare le emergenze. Questo il senso dell'incontro del Comitato provinciale per la Sicurezza tenutosi ieri in municipio presenti le massime autorità istituzionali, politiche e militari, con la giunta, i capigruppo dei partiti e i rappresentanti dei commercianti e degli artigiani di Broni. A coordinare i lavori lo stesso prefetto Gorgoglione. Il sindaco Elisabetta Troysi, nella relazione introduttiva ha ricordato che occorre «elevare l'indice di vivibilità nei centri urbani, ridurre il disagio sociale e ostacolare comportamenti devianti».
Ha poi parlato della percezione della sicurezza: «Statisticamente a Broni non si rilevano i reati delle metropoli ma sempre più spesso i cittadini si rivolgono a me invocando maggiore sicurezza e protezione. Questo disagio é per me un preoccupante segnale di abbassamento dell'indice di qualità della vita in Broni. La sicurezza è un requisito ineludibile per lo sviluppo economico di un territorio. E' un servizio che la gente esige».
Dunque la Troysi auspica un coinvolgimento attivo di diversi attori, istituzioni, rappresentanti politici, operatori pubblici e privati cittadini per attuare quella «sicurezza partecipata». E ha poi aggiunto «Se a Broni c'é una sostanziale tranquillità pubblica, i cittadini però manifestano un crescente senso di insofferenza a forme di aggressione al patrimonio. Un esempio, i recenti fatti di capodanno cui aggiungere tutti gli altri fatti di microcriminalità. Quindi occorre una sorveglianza più rigida e maggiore visibilità delle forze dell'ordine».
Le strategie suggerite dal sindaco, poi oggetto del dibattito, comprendono un protocollo d'intesa fra il Prefetto e Comune che coinvolga altri comuni «per monitorare i fenomeni che incidono sulla sicurezza dei cittadini», «migliorare la collaborazione operativa dei servizi di vigilanza e controllo delle strutture sul territorio», e «verificare periodicamente i risultati», proseguono poi con un Comitato di ordine e sicurezza pubblica comunale incaricato di gestire la collaborazione e i rapporti con le parti politiche e sociali con a capo il sindaco, e formato dal comandante della polizia municipale, dal comandante della stazione dei carabinieri, dal comandante del distaccamento della polizia stradale.
Il colonnello Gianluca Giurato della tenenza dei carabinieri di Stradella si é detto contrario all'idea del Comitato considerandolo inutile vista la collaborazione fra i Carabinieri e la polizia municipale di Broni sottolineando lo sforzo notevole svolto nel 2003.
L'assessore Patrizia Bancher ha richiamato la necessità di evitare esempi negativi ai giovani, mentre Maurizio Campagnoli ha ricordato come il Comune operi per rivitalizzare la città per allontanare la microcriminalità. Il capogruppo di Rifondazione Comunista Mario Fugazza ha ricordato come occorrano interventi a livello sociale perché «forse questi giovani arrivano da famiglie che non sono in grado di educarli» e perché la «videosorveglianza può funzionare in centro ma non in periferia».
Due interventi hanno invece smorzato i toni: quello del rappresentante dell'Ascom di Stradella Sanguinetti che ha detto come «a Broni non ci sia pericolo perché non c'é il racket come nell'alto milanese» e quello dell'assessore Giancarlo Abelli che ha affermato come «i fatti di Capodanno siano attribuibili alla situazione particolare di fine anno ma che la sua percezione di sicurezza a Broni è assoluta e che non farebbe bene a Broni essere trasformata nel Bronx».
MiriamPaola Agili