L'ultima volta di Tanzi junior al Tardini come presidente
PARMA. Stefano Tanzi alla fine ha scelto di esserci, al Tardini, all'epilogo di una parabola di famiglia cominciata nel '90, ultima partita della sua presidenza che data 1996 e che venerdi, con le dimissioni annunciate ma in vigore da mercoledi prossimo, si è avviata alla conclusione, travolta come tutto il resto dal crac Parmalat, che ha portato in prigione il papà e patron Calisto.
«Si, ci vengo allo Stadio - aveva detto - è doveroso esserci. Devo venire anche per salutare i tifosi». Ecco, i tifosi. Il presidente dimissionario (di fronte a una città che dopo aver tanto amato la galassia Parmalat, la ricchezza che per anni comunque ha prodotto tra Collecchio e i quattro angoli del mondo, ha finito per sentirsi scioccata, costernata ma soprattutto tradita dalle dimensioni e più ancora dalle modalità del tracollo) ha scelto di affrontare una situazione quantomeno imbarazzante per rispetto a loro, ai supporter. E' venuto, cappellino bianco in testa, ha stretto un paio di mani in uno stadio che non ha reagito in alcun modo, senza nemmeno uno striscione relativo all' evento. «Vorrei parlare - aveva spiegato un paio di ore prima di accomodarsi in tribuna - mi piacerebbe molto, ma preferisco non rilasciare troppe dichiarazioni. Magari mercoledi sera, quando tutto sarà concluso, un ringraziamento glielo manderò ai tifosi». «Ecco - ha precisato Tanzi - se proprio devo dico questo. Che i tifosi sono il cuore della squadra e devono rimanerle vicini come hanno sempre fatto. Il Parma ne ha bisogno, parecchio».