Lodo Schifani, verso il si al referendum
ROMA. A Palazzo della Consulta sarebbe pronto il si tecnico al referendum con il quale viene proposta l'abrogazione dell'art.1 della legge 140 del 2003 - il cosidetto Lodo Schifani - laddove prevede la non sottoponibilità a processo penale delle cinque più alte cariche dello Stato e laddove prevede la sospensione dei processi in corso nei confronti degli stessi soggetti.
Un'ammissibilità della consultazione popolare che si dà per scontata dato che la Corte si limita a verificare se l'oggetto del quesito rispetta l'art.75 della Costituzione («non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali») e se sono rispettati i principi integrativi fissati dalla Corte in altre occasioni. Tutte condizioni che non appaiono ostare al referendum proposto da Antonio Di Pietro.
Il giudizio sull'ammissibilità della consultazione popolare non è stato però formalizzato con una ordinanza scritta. Si dice perché i giudici vogliono concludere la discussione sulla questione proposta dal Tribunale di Milano. Questa investe la sola parte dell'art.1 della legge 140 che stabilisce che - salvo quanto previsto dagli articoli 90 e 96 - sono sospesi nei confronti dei presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio dei ministri, della Consulta «i processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime». I giudici vorrebbero uscire contemporaneamente con il dispostivo e con le motivazioni. Per la sentenza bisognerà aspettare almeno fino a domani se non martedi mattina.