Un uomo giusto, fiero e rigoroso


TORINO. In mattinata il bollettino medico lo aveva dato in «coma irreversibile», e alle 17 il suo cuore ha cessato di battere. Il filosofo e senatore a vita Norberto Bobbio è morto ieri all'ospedale Molinette di Torino dove era stato ricoverato il 27 dicembre per una crisi respiratoria. Nato a Torino il 18 ottobre 1909, aveva 94 anni. La camera ardente sarà allestita oggi alle 15 nell'aula magna del Rettorato dell'Università di Torino. I funerali civili si terranno lunedi mattina in forma privata e la salma sarà tumulata nella tomba di famiglia a Rivalta Bormida nell'alessandrino. A Torino lunedi verrà proclamato il lutto cittadino. «Lasciatemi tranquillo», è stata la sua ultima raccomandazione ai medici il 5 gennaio. Era andato a visitarlo Gianpaolo Trevi, primario del reparto di Cardiologia: «Quando gli ho parlato era ancora lucido e mi ha chiesto di essere lasciato tranquillo». Una frase che riconfermava la volontà più volte espressa che su di lui non venisse esercitato nessun accanimento terapeutico. Bobbio è rimasto ricoverato alla Molinette 14 giorni, in un primo tempo al reparto di Medicina di urgenza. Nei giorni a cavallo di Capodanno le sue condizioni erano lievemente migliorate, poi il 7 gennaio il primo peggioramento per un focolaio ai polmoni.
A quel punto i medici avevano deciso il trasferimento nel reparto di cardiologia universitaria dove è cardiologo il figlio Marco.
Tra i motivi dello spostamento proprio la possibilità di avere il figlio il più possibile al suo capezzale. Dalla serata di giovedi era in «stato di sonnolenza», non era più cosciente e respirava grazie a una maschera ad ossigeno.
Al capezzale di Norberto Bobbio, al momento della scomparsa, c'erano i figli Marco e Andrea. Il terzo figlio, Luigi, sociologo, è arrivato poco dopo. Ad assistere il filosofo anche la sua fedele infermiera filippina. Le preoccupazioni per lo stato di salute di Bobbio erano cresciute dopo la morte improvvisa della moglie Valeria.
Per diversi mesi il filosofo si era allontanato dalla conversazione pubblica scegliendo il silenzio, chiuso nella sua casa torinese, assistito da famigliari e collaboratori.
Innumerevoli le testimonianze di cordoglio arrivate ieri.
Prima fra tutte quella del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: «L'Italia perde un uomo fiero e giusto, dalla personalità straordinaria, rigoroso e sensibile, curioso e sagace». Per il presidente del Senato, Marcello Pera, Bobbio «è stato l'intellettuale che più ha influenzato la politica nell'Italia repubblicana». Per il presidente della Camera Pieferdinando Casini «alla profondità del suo insegnamento la coscienza democratica del nostro Paese resta legata da un debito che non sarà facile estinguere».
«Un maestro di pensiero» per il presidente della Commissione Ue, Romano Prodi. Per l'amico di sempre Vittorio Foa aveva «insegnato agli italiani a essere civili». Per Massimo D'Alema «con lui scompare un grande maestro che ha attraversato la storia del '900». Per Piero Fassino se ne è andato «l'interprete della coscienza democratica del Paese».
Luciano Violante ricorda «il maestro di libertà» che «ci ha insegnato il valore dell'impegno civile». Con la morte di Norberto Bobbio, dopo quella di Giovanni Agnelli, scendono a tre i senatori a vita di nomina presidenziale.
La Costituzione dà al presidente della Repubblica il potere di nominare 5 senatori a vita tra i cittadini che «hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti».

Monica Viviani