An: Sofri deve chiedere la grazia


ROMA.Approderà alla Camera il 29 gennaio, o al massimo il 5 febbrario, la proposta di legge Boato sul potere di grazia che potrebbe consentire dopo sette anni di detenzione ad Adriano Sofri di lasciare il carcere.
Ma l'iter della legge non sarà una passeggiata. La maggioranza è spaccata e il coordinatore nazionale di An, Ignazio La Russa, ha chiesto modifiche sostanziali alla legge, uno «stravolgimento» per i suoi sostenitori, accusando l'opposizione di voler approvare una legge ad hoc per Sofri, reo a sua volta di «atteggiamento spocchioso» per non aver mai voluto presentare domanda di grazia. «Per quanto riguarda An riteniamo che non ci sia motivo per ostacolare il provvedimento, ma certo riteniamo che venendo meno il peso della controfirma del ministro, che è posto a tutela della cosiddetta irresponsabilità del capo dello Stato, possa essere accentuata la necessità che la grazia arrivi su richiesta del diretto interessato con le necessarie modifiche alla leggina», spiega La Russa. E aggiunge: «Se poi Sofri ritiene di non chiedere la grazia è un problema che oggi può porsi perchè non è obbligatorio...».
L'affondo di La Russa è respinto dalle opposizioni. La legge Boato non riguarda il caso Sofri, replica compatto il centrosinistra, ma tende a «restituire definitivamente al capo dello Stato un potere che gli è riconosciuto dalla Costituzione». «An intende tornare al codice fascista del 1931 ma il codice dell '89 ha stabilito che la grazia può essere concessa anche senza domanda cosa che ritengo un principiio di civiltà», ricorda il capogruppo diessino Luciano Violante a proposito della «condizione» che An vorrebbe inserire nella legge Boato. «L'unica cosa ad personam sembra l'odio di alcuni esponenti del centrodestra verso il detenuto Adriano Sofri», commenta il verde Pecoraro Scanio.
Le sollecitazioni del capo dello Stato, che aveva chiesto un'interpretazione parlamentare della Costituzione per superare l'impasse con il Guardasigilli, Castelli, da sempre contrario alla grazia a Sofri, ha infine aperto una breccia. La riunione dei capigruppo convocata ieri a Montecitorio da Pierferdinado Casini ha quantomeno fissato i tempi di discussione del testo, volto a restituire al Presidente della Repubblica i pieni poteri riguardo alle misure di clemenza, superando la prassi fin qui seguita che ha visto ogni caso esaminato dal Quirinale su sollecitazione del ministro di grazia e Giustizia. L'ostruzionismo della Lega ha però impedito che il provvedimento fosse assegnato alla Commissione Affari costituzionali, rinviando l'esame del testo alle Camere.
Abbastanza soddisfatto del risultato ottenuto nella riunione dei capigruppo è Marco Boato. Ricordando che il suo testo è stato firmato da 28 parlamentari di tutti i partiti politici, Lega esclusa, Boato ha confermato di essere disponibile ad eventuali aggiustamenti tecnici del provvedimento. Ma ha avvertito: «Diverso sarebbe se ci fosse la volontà di inserire un emendamento ad personam in una logica di inquisizione o da stalinismo anni '30 che renderebbe inaccettabile la proposta di legge».
Boato ha inoltre riferito che nella conferenza dei capigruppo è stata avanzata l'ipotesi di un abbinamento con la legge per le vittime del terrorismo, confermando di condividere la poposta.

Maria Berlinguer