Una sfida che è mito


Una partitissima, una classica. Quasi un segno del destino. Pavia il proprio - nell'era moderna del basket - ha iniziato a incrociarlo con Reggio Emilia agli albori del suo risveglio. Ventidue anni fa, stagione 1981- ‘82, l'outsider Necchi mette il bastone tra le ruote alle tre corazzate di una serie B da sballo: Bergamo, San Lazzaro e appunto Reggio. Ricordi vividi, esaltanti. Solo un paio di sere fa a Chicco Falerni, uomo simbolo di quegli anni, luccicavano gli occhi a farlo macerare nei ricordi. L'Armata Rossoblu guidata da Silvio Bertacchi - quella anche di Polloni, Brambilla, Di Maio, Cima, Mussini, Noli, Longhi, Cavallini, Santi e Quacci - sconfigge due volte nella stagione regolare le Riunite di Codeluppi, Ghiacci, Rustichelli e del giovane Montecchi, ma poi spreca il vantaggio sul campo della Juvi Cremona. E a Udine - chissà se l'allora 16enne e udinese doc Martelossi lo ricorda - Reggio e Necchi spareggiarono per la terza promozione in A2. Vinsero gli emiliani, ma a Pavia la scintilla era scoccata. Dopo altre due delusioni (gli spareggi con Reggio Calabria e Master Valentino) ecco spalancarsi il paradiso nella primavera del 1985. Reggio intanto aveva aperto un'epopea - Brumatti, Bouie, Hackett e tanti altri - salendo in A1. Prima di ritrovare Pavia ai play out 1990-91. Era la Fernet Branca di Oscar. L'allora Sidis con Paolo Boesso in quintetto doveva confermare l'A1; Pavia la voleva dopo essere stata bruciata da Verona e Montecatini per la promozione diretta. Il 17 aprile 1991 con 5 triple dal 30' al 32' Oscar (49 punti quella sera) firma il trionfo del PalaRuggi. E giovedi 9 maggio, davanti ai 5mila del PalaRavizza e sempre contro Reggio, il sogno è realtà. Da tre campionati pavesi ed emiliani si sono ritrovati in LegaDue; nella città del tricolore han sempre vinto i padroni di casa. Il segno «2» manca dunque da 12 anni, 8 mesi e 18 giorni. Oggi un nuovo capitolo attende di essere scritto.

Stefano Pallaroni