Bossi: riforme subito o tutti a casa


ROMA. Spaventato da un possibile rinvio, deciso a non fidarsi più di nessuno o quasi, Umberto Bossi torna alla carica con i suoi «penultimatum» a Berlusconi e fissa la data entro la quale far compiere il primo passo in Parlamento alla devolution. «Entro il mese di gennaio, o meglio nei prossimi 20 giorni di gennaio, ci si gioca tutto. O il federalismo o tutti a casa» dice il leader della Lega che sottolinea ancora una volta la necessità di una riforma federale come condizione minima per tenere in vita il governo.
Per varare la riforma che sta più a cuore al popolo del Carroccio, Bossi è disposto a tutto e alla prima uscita pubblica del nuovo anno, la presentazione del digitale terrestre, torna a mostrare i muscoli. «Questo mese può essere ottimo o horribils, perché può finire una storia. Se il federalismo non passasse entro gennaio, dopo non ci sarebbe più tempo per realizzarlo entro la legislatura. Se non passasse, allora converrebbe chiudere la legislatura e ripartire. E comunque» avverte, minaccioso, il senatur «ci sarebbero tre posti vacanti, che sono quelli dei ministri della Lega».
All'approvazione del federalismo, Bossi aggiunge anche la soluzione alla crisi delle quote latte («Ci sono 50mila uomini e trattori che sono pronti ad andare a Bruxelles per fare casino») e la richiesta di una rete Rai a Milano. La Lega riuscirà ad ottenere tutto quel che chiede? Il responsabile di Forza Italia per i rapporti con il mondo cattolico, Francesco Giro, getta acqua sul fuoco ed assicura che per il suo partito non c'è nulla di nuovo sotto al sole: «Bossi ricorda un impegno che il governo ha assunto di fronte agli elettori. Queste riforme la Cdl le vuole fare e le farà nei due anni e mezzo che restano al termine della legislatura».
A non pensarla allo stesso modo sono An e Udc, che sulle riforme non intendono procedere a tappe forzate. Distinguo e riserve vengono anche dagli alleati più piccoli. Donato Robilotta (Psi) spiega che la devolution slegata dal federalismo fiscale aggraverebbe alcuni problemi creati dalla modifica del Titolo V della Costituzione e ne chiede la cancellazione dal testo delle riforme.
Il via libera al federalismo e il nodo delle deleghe al superministro dell'Economia saranno al centro della tormentata verifica chiesta con insistenza da An e Udc e che si dovrebbe tenere nei prossimi giorni. L'eventuale ridimensionamento del Tesoro è il principale argomento di scontro nella maggioranza. Da mesi sia il partito di Fini che quello di Follini chiedono a Berlusconi che le politiche economiche siano il frutto di un confronto più ampio e si aspettano che Tremonti rinunci a qualche delega o che sia costretto a farlo. Di verifica, però, si comincerà a parlare sul serio alla ripresa dei lavori parlamentari. Nella maggioranza c'è chi punta alla creazione di un ministero per il Mezzogiorno e chi invece ritiene possibile un cambio della guardia ai vertici dei cosiddetti ministeri tecnici. Per l'Udc scaldano i muscoli Sergio D'Antoni e Mario Tassone, per An sono pronti Learco Saporito e Adolfo Urso. Una volta risolto il «problema Tremonti», è probabile che il chiarimento generale sull'assetto di governo sia rinviato a fine marzo, data che permetterà a Berlusconi di battere il record di durata che ancora appartiene a Bettino Craxi.

Gabriele Rizzardi