Violenza privata: un'impiegata assolta dal giudice
CASTEGGIO.Assolta «perchè il fatto non sussiste». Cosi si è concluso in tribunale il processo contro T.G., un'impiegata casteggiana che doveva rispondere di violenza privata nei confronti di una consulente dell'azienda del fratello. La donna, assistita dall'avvocato Ercolani, era accusata di avere impedito alla collaboratrice del fratello l'accesso agli uffici della ditta, rivolgendole frasi minacciose e afferrandola per i vestiti.
I fatti contestati all'impiegata risalgono al marzo di quattro anni fa, e precisamente al 26 marzo. Quel giorno, secondo il capo di imputazione, T.G. alla vista della consulente l'aveva bloccata sulla soglia della porta e poi l'aveva apostrofata duramente, afferrandola anche per la manica della giacca. Di fronte a questa reazione, la consulente ritenendosi vittima di un'aggressione aveva sporto denuncia all'autorità giudiziaria. Ma nel dibattimento davanti al giudice Elsa Gazzaniga, l'accusa si è rivelata inconsistente. Da qui il verdetto di assoluzione.
Caso Cianni.E' fissata all'8 gennaio 2004, davanti alla Corte di Cassazione, l'udienza in cui verrà esaminato il ricorso presentato dall'avvocato Pietro Folchi Pistolesi, legale di Attilio Cianni, il tassista vogherese in carcere con la pesante accusa di essere il mandante dell'omicidio della moglie, Concetta Carrozzino, sparita da casa l'11 dicembre 2000 e mai più ritrovata. Folchi chiede la scarcerazione del proprio assistito.