Sotto le macerie il 70% degli abitanti di Bam
ROMA. Non ci sono più tempo né spazio per celebrare i funerali nella provincia di Bam. Alla fine i morti da seppellire saranno 40 mila. Senza contare quelli in pericolo di vita negli ospedali di tutto l'Iran, a centinaia di chilometri di distanza dal luogo del disastro, da quel che resta delle famiglie, dal lutto. Il terremoto dell'altra notte ha spaccato la terra e le famiglie, lasciato dietro di sè una scia di dolore inconsolabile. Secondo l'uso degli sciiti, i morti devono essere sepolti al più presto possibile. In questo caso è la terra stessa che ha sepolto morti e vivi. Svaniscono le speranze di trovare sopravvissuti sotto le macerie nonostante gli specialisti del soccorso di mezzo mondo al lavoro già da ieri. I cadaveri vengono accatastati nello stadio.
I soccorsi fanno fatica ad arrivare. Alla catastrofe in Iran stanno tentando di fare fronte volontari e squadre di soccorso di mezzo mondo. Hanno mandato aiuto perfino gli americani. Lo hanno offerto anche gli israeliani, il governo di Teheran deciderà se accettarlo.
La tragedia è tale da sovvertire qualsiasi abitudine. Le autorità religiose della provincia di Bam hanno perfino accettato di far intervenire i cani da soccorso. I cani, al contrario che nel resto del mondo, sono ritenuti in Iran animali immondi. Far loro cercare i vivi sotto le macerie sarebbe come contaminare i feriti. Eppure la perizia dei soccorritori è riuscita a convincere i più recalcitranti, riuscendo a salvare almeno venti vite umane.
E' troppo presto per fare bilanci, anche se il ministro della sanità iraniano tenta le prime cifre ufficiale. In una stima prudente parla di 70 mila colpiti dal terremoto, morti e feriti. In pratica significa che il 65, 70 per cento della popolazione di Bam e dei suoi villaggi è rimasta sotto le macerie. Chi è sopravvissuto ha bisogno di tutto, dai vestiti al cibo ai sacchi per trasportare i cadaveri. Testimoni hanno raccontato di aver visto a Bora, uno dei centri più grandi dopo Bam fra quelli colpiti dal terremoto, auto e camion arrivare carichi di corpi.
Il tempo, nella zona, è inclemente e le tende potrebbero non bastare. Le temperature durante la notte scendono di molti gradi sotto lo zero e da Teheran chiedono case prefabbricate e strutture di pronto soccorso in grado di assistere sul luogo le popolazioni colpite. Un appello al quale sta rispondendo il mondo intero. L'Unione Europea ha deciso di portare a oltre 3 milioni di euro il contributo per i soccorsi ai terremotati e di lasciar decidere, in accordo con l'Italia che coordina, agli iraniani il modo di spenderli. Soldi anche dalla Germania. Cinquecentomila euro più l'intervento di specialisti del soccorso. Dalla Svezia oltre 13 tonnellate di aiuti già partite. Nei container coperte e tende riscaldate, in grado di dare ricovero anche nei climi più rigidi, e impianti di potabilizzazione dell'acqua.
Un ospedale da campo è in arrivo dalla Norvegia mentre la Finlandia sta fornendo strumenti per la ricerca di sopravvissuti sotto le macerie attraverso le tracce vocali.
Specialisti della ricerca e personale medico anche dal Delaware, negli Stati Uniti, mentre Mosca ha mandato squadre di soccorso che sono riuscite già ieri a raggiungere il luogo del disastro e cominciare a lavorare per la rimozione delle macerie. Tende e coperte sono giunte dall'Algeria, paese dove ancora non è cominciata la ricostruzione dopo il terremoto dei mesi scorsi ma che non ha voluto sottrarsi alla gara di solidarietà con l'Iran. Non si è tirato indietro neppure Israele: nonostante Teheran abbia rifiutato gli aiuti, il governo di Tel Aviv ha insistito per esprimere il proprio cordoglio alla popolazione iraniana. (a.g.)