Calisto Tanzi in carcere a San Vittore


MILANO. Calisto Tanzi è stato arrestato ieri pomeriggio a Milano. La Guardia di Finanza lo ha rintracciato in una via del centro e portato nella caserma di via Fabio Filzi, vicino alla stazione centrale. Contro l'ex presidente della Parmalat c'è un ordine di cattura richiesto dalla procura di Parma per bancarotta fraudolenta e, reato ancora più grave, per associazione a delinquere finalizzata alla bancorotta. A quanto si è saputo le due procure, di Milano e di Parma, avrebbe agito insieme.
Negli uffici giudiziari milanesi c'era grande agitazione fin dal mattino. Poi, in serata, la conferma dell'avvenuto arresto. Tanzi, dopo una breve sosta in caserma, è stato portato negli uffici della polizia giudiziaria, in piazzetta Umanitaria, a due passi dal palazzo di giustizia.
E ieri sera, erano da poco passate le 21, in quegli uffici sono arrivate le due magistrate, Silvia Cavallari e Antonella Ioffredi, titolari dell'inchiesta sul crac della Parmalat, e poi i due pm milanesi Francesco Greco ed Eugenio Fusco. Le accuse che pesano su Calisto Tanzi sono pesantissime: bancarotta fraudolenta, bancarotta documentale (per la distruzione dei documenti, avvenuta nelle ultime ore prima del 'rompete le righe"), false comunicazioni sociali, truffa, aggiottaggio (l'aver influenzato i corsi di Borsa del titolo con notizie false). Non si conoscono, al momento, i nomi delle persone accusate con Tanzi di associazione per delinquere, ma all'esame della procura di Parma ci sono le posizioni di suo figlio Stefano e dell'ex direttore finanziario del gruppo, Fausto Tonna.
L'arresto di Tanzi non arriva come un fulmine a ciel sereno. Nei giorni scorsi erano stati interrogati lo stesso Fausto Tonna, altri ex amministratori della società e alcuni contabili. Hanno ammesso i buchi in bilancio, hanno ammesso di aver falsificato documenti con l'aiuto di uno scanner per dimostrare l'esistenza di un deposito alla Bank of America. Su quel conto, risultato falso, Parmalat dichiarava di aver depositato 3,95 miliardi di dollari, quasi ottomila miliardi di lire. Invece nei conti della società ci sono solo debiti. E tutti gli interrogati hanno detto di aver agito su indicazione del Cavaliere, cioè di Calisto Tanzi.
Il patron avrebbe potuto rifugiarsi all'estero, in qualche isola sperduta, ma avrebbe dovuto vivere come un fuggiasco per il resto dei suoi giorni. Invece, consigliato anche dai suoi legali, ieri pomeriggio è tornato in Italia (aveva detto di essere in Spagna ai giorni precedenti il Natale). Alle 12, ieri, era nella sala 'Freccia Alata" dell'aeroporto di Fiumicino. Ha finto di essere tranquillo. Ha letto i giornali e ha dato anche un'occhiata ai telegiornali che parlavano della sua ex azienda, che mostravano le immagine della sua villa di Collecchio. Quindi ha preso un volo per Milano.
Sapeva che la Finanza e i magistrati di due procure lo stavano cercando. Dopo l'interrogatorio di ieri sera sarà sentito ancora tante volte. E con lui sarà sentito il figlio Stefano, il suo primogenito, il giovane (presidente del Parma calcio) che lo ha affiancato negli ultimi anni in tutte le operazioni più difficili. Dovranno dire dove sono finiti i soldi. Come è stato possibile costruire quella montagna di debiti e con quali raggiri è stato possibile occultare le carte al mercato, alla Borsa, alle banche, ai risparmiatori che fino alle scorse settimane hanno comprato le azioni e le obbligazioni Parmalat.
Ai magistrati Calisto Tanzi deve spiegare molte cose. Deve spiegare anche gli anomali movimenti sui titoli del suo gruppo da metà dicembre in poi. Le azioni erano ancora a 2 euro e in un solo giorno, pur con le quotazioni in ribasso, è stato scambiato il 50% del capitale. Chi poteva disporre di una massa di titoli cosi ingente se non le finanziarie dello stesso Tanzi? Il Cavaliere, a quanto si è saputo, avrebbe cercato fino all'ultimo di cedere le proprie quote. Ma prima gli americani del gruppo Blackstone e poi la finanziaria Kkr, hanno declinato l'invito.
Perse le ultime speranze, e prima di imbarcarsi per l'estero, potrebbe essersi sbarazzato delle sue azioni. Anche questo dovrà spiegare, questa mattina, nel primo interrogatorio nel carcere di San Vittore.

Gigi Furini