«Un attacco contro il Vaticano» Berlusconi rivela e poi smentisce


ROMA. Il cielo di Roma e la cupola di San Pietro sorvegliati speciali la notte della vigilia di Natale. Lo rivela, scatenando polemiche, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi in un'intervista di fronte al caminetto, per la verità smentita, a Renato Farina del quotidiano «Libero».
No comment del Vaticano e del prefetto di Roma Achille Serra. Disappunto del presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti Enzo Bianco e del sindaco di Roma Valter Veltroni. Stupore del governatore del Lazio Francesco Storace. Fin qui la cronaca. Per il resto le parole di Berlusconi, in qualche modo confermate senza allarmismo dal sindaco Veltroni, rimandano all'attualità della minaccia terroristica e alle necessarie misure di prevenzione. «Tutte prese», assicurano al Viminale chiudendo la faccenda il più in fretta possibile.
«Bisogna convivere con l'incubo», avrebbe detto Berlusconi a Farina fra un augurio di Natale e una stretta di mano. Il condizionale è d'obbligo. Palazzo Chigi smentisce le virgolette, attribuendone il contenuto al giornalista. Comunque, nero su bianco, ecco quanto è stato scritto sull'ansia del presidente: «La questione vera non è stata il decreto sulle tv, che peraltro ha avuto l'immediato consenso del Quirinale, ma la notizia precisa e verificata di un attenato su Roma nel giorno di Natale... Un aereo dirottato sul Vaticano. Un attacco dal cielo. Chiaro? La minaccia del terrorismo è in questo istante altissima».
Berlusconi, scorrendo le colonne di Libero, parla per rassicurare: «Se hanno organizzato questo non ce la faranno». Il che non toglie gravità alla rivelazione. Con tutti i rischi conseguenti di scatenare il panico. Il sindaco Veltroni è cristallino nella replica: «Molti di noi hanno trascorso il pomeriggio del 24 dicembre lavorando ma senza sentire il bisogno di rivelare cose che si era convenuto rimanessero riservate proprio allo scopo di non diffondere allarme». Il primo cittadino di Roma spiega come «non sia utile continuare ad alimentare un clima di paura e di insicurezza. La situazione necessita non di clamori mediatici ma, come si è fatto lavorando per ore, di un'attenta opera di controllo delle fonti e delle misure da assumere».
La domanda sospesa è se la notte o la mattina di Natale il Vaticano avrebbe potuto essere colpito. Enzo Bianco risponde in maniera netta: «Non risulta alcun allarme specifico». E' un modo per rimandare a quel generico, per quanto serio, livello di attenzione attivo da almeno quattro anni a questa parte. Da quando nel 1999 Giovanni Paolo II la notte di Natale proclamò aperto il Grande Giubileo del 2000. Allarme mai cessato, semmai reso più concreto dall'esplosione del terrorismo islamico contro l'Occidente dopo l'11 settembre 2001 e dopo le guerre in Afghanistan e in Iran.
A una situazione di ordinario allerta fa riferimento anche il prefetto Serra. Vaticano e linee della metropolitana sarebbero stati controllati, la notte di Natale in particolare e fino a dopo Capodanno, secondo quanto previsto da un piano di prevenzione che tiene conto del significato universale di Roma e dei suoi simboli. A pochi giorni da Natale al Viminale si era riunito il Comitato per l'ordine e la sicurezza nazionale, proprio per valutare a quali rischi era esposta l'Italia. La risposta era stata la solita. Livello di allarme innalzato, divieto di sorvolo sui luoghi di culto, a cominciare dal Vaticano. Fra i mille rapporti, informative, intercettazioni e risultati d'indagine che i servizi segreti occidentali (e non solo) sono ormai abituati a girarsi l'un l'altro da mesi alcuni, ritenuti attendibili tanto da meritare una verifica, mettevano il Vaticano nel mirino. In particolare uno da Nuoro, firmato dai carabinieri. Non era il primo allarme, non sarà l'ultimo.

Lucia Visca