E la Necchi diventa caso nazionale

PAVIA. Il caso-Necchi diventa un laboratorio nazionale. Per la prima volta il ministero del Lavoro, nel concedere una proroga di sei mesi alla Cassa integrazione, ha riconosciuto la validità di un progetto occupazionale del tutto esterno all'azienda. Sei mesi in più di Cassa integrazione ai lavoratori di un'azienda che di fatto non esiste più, la Necchi. E questo perchè il progetto che mira al mantenimento dei livelli occupazionali - quello di formazione, riqualificazione e ricollocazione gestito da Comune e Provincia - è stato giudicato credibile. Un obiettivo raggiunto che i due enti, insieme, festeggiano.
E anche se nessuno nasconde che i sei mesi di 'tregua" passeranno in fretta, e che il caso è tutt'altro che chiuso, Comune e Provincia hanno voluto sottolineare il traguardo conseguito: «E' stata una svolta positiva e importante - ha detto Silvio Beretta, presidente della Provincia - per la quale abbiamo lavorato senza clamori, a volte sottotraccia, per evitare di indulgere a manifestazioni pubbliche e puntare invece dritti all'obiettivo. La mia gratitudine va agli assessori Poma e Bozzano che in prima persona si sono spesi per questa vertenza, ma ovviamente va allo stesso ministro, ai nostri parlamentari che hanno seguito a Roma la vicenda e alla Regione che ha sostenuto finanziariamente i nostri progetti. Il caso-Necchi può diventare una sorta di apripista: l'interpretazione estensiva dell'articolo 3 comma 2 della legge 223 riconosce da oggi un ruolo di assoluto rilievo alle politiche alternative del lavoro. Questo amplifica la nostra soddisfazione: abbiamo dimostrato, qui a Pavia, che le istituzioni possono trovare le soluzioni adeguate con progetti credibili e meritevoli di attenzione».
Parole sottoscritte dal sindaco di Pavia Andrea Albergati: «Siamo stati degli innovatori e questo va detto con orgoglio. A tutti sembrava una strada difficile, impervia, forse impossibile. Abbiamo incontrato molto scetticismo, ma alla fine siamo arrivati al traguardo. A me piace sottolineare la reazione positiva del territorio: qui le istituzioni hanno fatto tutto il possibile e hanno trovato la preziosa collaborazione del prefetto e dei parlamentari. Spero che non resti soltanto un regalo di Natale, ma che questo risultato sia di buon auspicio per tutti i lavoratori della Necchi».
L'assessore provinciale alle Politiche del lavoro Vittorio Pomapropone due riflessioni: «La prima è sul carattere di forte innovazione di questa procedura decisa a Roma per il caso Necchi, che diventa a questo punto un positivo precedente per tutto il mondo del lavoro. Non ci hanno riservato un trattamento di favore, ma hanno considerato la bontà di un progetto che si è inoltrato in una strada nuova, evidentemente dimostrando di poggiare su basi solide. Tutto questo diventa un segnale preciso alle amministrazioni locali, che possono trovare valide alternative ai tradizionali ammortizzatori sociali». La seconda riflessione è sul gioco di squadra: «Questo fatto va sottolineato, in questa vicenda non ci sono stati protagonismi o partigianeria, ma una grande unità di intenti che ha prodotto questo risultato. E se Provincia e Comune hanno lavorato in prima linea, non voglio dimenticarmi del ruolo delle organizzazioni sindacali e dell'Unione industriali nella stesura del progetto, e nemmeno dell'apporto del prefetto soprattutto nella mediazione con un ente con cui non siamo soliti confrontarci, e cioè il tribunale. E a questo proposito voglio evidenziare il ruolo del giudice delegato, la dottoressa Alparone, che in un contesto tutt'altro che agevole ha saputo leggere con attenzione una vicenda complessa, conciliando il rigore interpretativo con l'attenzione ai risvolti sociali».
Soddisfazione condivisa anche dall'assessore all'Economia del Comune di Pavia Cesare Bozzano: «Il dato importante è avere aperto una strada nuova, dimostrando come sia possibile affidarsi a un'operazione esterna all'azienda e totalmente realizzata sul mercato del lavoro. Un traguardo che abbiamo raggiunto non per un colpo di fortuna, ma perchè intorno a questa vicenda stiamo lavorando da anni, confrontandoci di continuo tra enti e con i lavoratori. Ne è uscito un progetto che è stato ritenuto credibile sia a Milano sia a Roma e ne siamo orgogliosi».
Un risultato storico, dunque, ma anche una vicenda che rimane assolutamente aperta. Sei mesi di ossigeno, e poi? «Sei mesi di Cassa integrazione che intanto fanno slittare l'inizio della mobilità al giugno 2004 - dice Poma -: nel frattempo una quindicina di lavoratori raggiungeranno la finestra utile per il pensionamento». «In questo lasso di tempo opereremo ancora alla ricerca di ogni possibile alternativa - conferma Bozzano -. Il liquidatore giudiziario sta continuando il suo lavoro. Nessuna illusione. Noi, come Comune, coltiviamo ancora la speranza che dagli insediamenti al Bivio Vela arrivi qualche opportunità».