Attacco alle regole democratiche
ROMA.Romano Prodi non vuole giudicare la legge Gasparri sulla televisione, ma osserva che se il capo dello Stato l'ha rinviata alle Camere, vuol dire che l'ha «esaminata approfonditamente». Il suo garbo istituzionale non gli impedisce però di ricordare che la competizione tra i media è uno dei «problemi fondamentali delle moderne democrazie». Parole dette, senza immaginare che potevano diventare anche un commento alle dichiarate intenzioni di Berlusconi di bruciare la par condicio.
L'opposizione è rimasta incredula per questo annuncio e ancora di più quando i suoi esponenti hanno letto sul le notizie date da Sandro Bondi al Corriere della Sera: il disinteresse di Berlusconi per la legge Gasparri e la delega concessa agli «esperti» di Mediaset, perché se ne occupassero loro. Piero Fassino ricava da tutto la convinzione che Berlusconi «abbia una paura tremenda di perdere le elezioni» e per questo si adopera per «alterare le regole in suo favore». «Ignora le regole della democrazia».
Se è vero quello che Bondi dice senza arrossire, osserva Vannino Chiti, segreteria ds, vuol dire che la «legge Gasparri» non è stata gestita dal ministro, ma dagli uomini di Mediaset. Per di più, il partito-azienda vorrebbe cancellare la par condicio anche per i 40 giorni della campagna elettorale. Aprendo cosi, prevede Luciano Violante, «un altro scontro frontale tra opposizione e maggioranza».
Willer Bordon, Margherita, torna sulla Gasparri per spiegare che il suo anticipo, rispetto alla prudente legge Frattini sul conflitto d'interessi, ha comunque evitato di mettere in discussione le «posizioni dominanti» di Berlusconi. Ma ieri è stata la minaccia alla par condicio a tenere banco. La Margherita, con Franco Monaco, parla di «provocazione», ma anche di «debolezza» di Berlusconi. Fausto Bertinotti è contro. Il verde Pecoraro Scanio parla di «festival del conflitto d'interessi». Marco Rizzo, del pdci, vede nell'attacco alla par condicio una «vendetta» di Berlusconi contro Ciampi. Boselli, dello sdi, parla di provocazione.
Econimist e Financial Times infine plaudono alle decisioni di Ciampi sulla Gasparri definendo il rifiuto di firmare la legge «coraggioso e dettato dai principi».