Leucemie, nuove ricerche al S. Matteo
PAVIA. Se la ricerca, per definizione, è proiettata verso il futuro, è innegabile che esista un particolare filone della ricerca, in campo medico, che il futuro lo deve anticipare, perché deve creare gli strumenti organizzativi e gestionali per ottimizzare l'esperienza e trasformare le informazioni, i dati e le statistiche, in risposte. Giovanni Barosi è il direttore del laboratorio di informatica medica e modelli gestionali del Policlinico San Matteo dal 1990, da quando cioè il professor Enrico Solcia, direttore scientifico dell'ospedale pavese, decise che le quattro aree di ricerca avessero un direttore.
Per svolgere questo compito (assegnato dal direttore scientifico del Policlinico di Pavia) serviva un medico ricercatore con una particolare esperienza nella modellistica e calcoli statistici per modelli diagnostici e dotato di particolare intelligenza artificiale in medicina.
Barosi partecipò al concorso e da otto anni è direttore del laboratorio al quale ha dato un'impronta precisa orientandolo verso l'epidemiologia clinica.
Uno dei principali temi di questo filone di ricerca riguarda l'allestimento di un registro della malattia: una raccolta sistematica di casi in un'area geografica delimitata per studiare la storia naturale di una patologia e per fare una ricerca collaborativa. Nel caso del Policlinico San Matteo di Pavia un esempio di registro è quello relativo alla mielofibrosi, una leucemia cronica.
I dati vengono inseriti in rete ed elaborati in modo da poter costituire un riferimento per un supporto diagnostico. Nel caso specifico il registro dura da tre anni, con non più di 350 casi all'anno ed è stato punto di partenza anche di numerose pubblicazioni.
A livello preventivo il laboratorio diretto dal dottor Barosi si occupa di screening che viene effettuato con l'analisi di una popolazione apparentemente sana con lo scopo di poter individuare una diagnosi precoce.
Uno degli screening in corso è quello relativo al metabolismo del ferro.
L'emocromatosi è una malattia genetica ereditaria che si manifesta con un lento accumulo di ferro e all'età di 30-40 anni si manifesta con disturbi di tipo epatico e cardiaco. Si cura con la tecnica dei salassi e da un anno è in corso uno screening preventivo, a Pavia, di uomini oltre i 40 anni e donne oltre i 50 anni (nelle donne la malattia si sviluppa più tardi in concomitanza con la menopausa).
La malattia è di origine celtica e la zona considerata a rischio è quella che va dal nord Italia fino alle Marche.
L'ospedale reperisce in comune i dati della popolazione considerata in età a rischio e convoca gli interessati che vengono sottoposti agli esami necessari per individuare la malattia. La risposta è superiore al 20% e sono già stati individuati tre casi di malattia e molti portatori. Lo screening finirà dopo l'estate del 2004.
Questo filone di ricerca fornisce anche tutti gli elementi per la creazione di linee guida per la diagnosi e la terapia di malattie ematologiche.
Le linee guida sono le raccomandazioni per agire sulla base di evidenza scientifica e di esperienza e raccolgono le indicazioni dei maggiori esperti. Un'attività fondamentale, che serve a fornire indicazioni importanti per la cura di malattie rare.
A Pavia sono già state sviluppate quelle per il mieloma,la trombocitemia essenziale e le sindromi mielodisplastiche ed ora si sta lavorando sui linfomi. (l.v.)