L'Africa da sogno in quaranta fotografie

PAVIA.C'è un'Africa che cresce, un'Africa che combatte, un'Africa che muore di Aids e un'Africa da sognare.
Mauro Querci, giornalista quarantenne, direttore del mensile 'Gulliver" racconta la sua in «Africa dreaming» una mostra in quaranta fotografie allestita alla libreria San Michele e che resterà aperta in corso Garibaldi fino al 7 gennaio (orari ma-sa 10-23 domenica 11-12.30 e 16-19.30, lunedi 15.30-20).
«C'è uno scatto tra queste foto che mi sembra significativo per spiegare il senso della mostra - racconta Querci -. Siamo nello spazio davanti al palazzo del sultano, sul lungomare di Zanzibar. E' il crepuscono, con una mezza luce che ovatta anche i suoni. La foto è stata scattata dall'alto, dal secondo piano dell'edificio. Li, in basso, si vede l'animazione della sera. Si stanno preparando le bancarelle dove tra poco si potrà comprare il cibo, da consumare appena più in là, sulle panchine sotto i grandi alberi, che allungano i rami verso un mare color metallo. La gente sta arrivanto: ragazzi sfaccendati, donne dal capo coperto secondo l'usanza musulmana, bancarellai che approntano le loro rivendite. Ecco, con questo taglio dall'alto, mi piace cominciare il mio viaggio in Tanzania. Io che mentre fotografo sono spettatore: a volte incuriosito, più spesso entusiamato e stupefatto da ciò che vedo».
E' l'Africa dei grandi spazi, quella fissata dall'obiettivo di Mauro Querci, l'Africa delle tribù Masai, delle mandrie, dei ghepardi, delle zebre, dei bufali, quella del parco del Serengeti, del lago Mannara.
«Coma ogni raccolta di fotografie - spiega l'autore - è uno sguardo personale e parziale. E' un'interpretazione della realtà e un insieme di frammenti. Che però credo siano utili per comunicare delle suggestioni, per provocare delle emozioni, per far scattare almeno un interesse, se non un innamoramento. Una selezione di immagini che vuole essere, come sempre, nelle mie foto, un invito al viaggio. Il luogo è immenso e inaspettato. Non resta che lasciarsi coinvolgere. E scoprirlo».