Parmalat, premiato l'arrivo di Bondi
MILANO. Le prospettive di salvare la Parmalat infiammano il titolo mentre il super consulente Enrico Bondi si insedia con pieni poteri a Collecchio insieme agli advisor, Mediobanca e Lazard, con l'obiettivo di evitare nuovi problemi legati al rimborso dei prestiti in scadenza e presentare al più presto ai creditori e al mercato un piano di risanamento credibile. L'uscita di scena della famiglia Tanzi ha immediatamente riportato i riflettori della Borsa sull'azione del gruppo agroalimentare: in un tourbillon di sospensioni per eccesso di rialzo Parmalat ha recuperato in una sola seduta il 31,8% riportandosi nettamente sopra 1 euro e chiudendo a 1,055. Fortissimi anche gli scambi che hanno permesso di far passare di mano il 17% del capitale.
Gli investitori sono fiduciosi, nonostante Bondi abbia già lasciato intendere che uno dei primi passi sarà la ricostituzione del capitale che risulta praticamente azzerato. Sul tavolo c'è l'ipotesi di un aumento riservato agli azionisti da 1,5 miliardi, cessioni di asset non strategici per 1,5 miliardi e la proposta di un rimborso dei bond pari al 50% del nominale. Quest'ultima sarà la parte più difficile: anche nella vicenda Cirio lo scoglio sul quale si arenò il tentativo di salvataggio fu proprio quello del rimborso parziale del prestito obbligazionario che il gruppo di Cragnotti non era stato in grado di rimborsare. Il numero degli obbligazionisti, cioè delle banche creditrici del gruppo di Collecchio, non lascia ben sperare perché soprattutto gli istituti di credito esteri tendono a non gradire soluzioni di compromesso che possono risultare di difficile comunicazione al mercato e ai propri azionisti. Un aiuto può arrivare dagli ottimi dati sull'andamento del business: secondo il sindaco di Collecchio, Giuseppe Romanini, «fa piangere il cuore vedere i risultati produttivi di Parmalat raggiunti quest'anno: una crescita del 9%, eppure...». Il rischio, dicono a Collecchio, è che l'attenzione sia ora posta solo sulla risoluzione dei nodi finanziari, a discapito dell'aspetto industriale. E' anche per questo che il primo cittadino snocciola i dati: «Sui primi dieci mesi del 2003, la crescita risulta del 9%, con i massimi di produzione della storia nel latte e un incremento del 30% nei succhi di frutta. In generale si può dire che il core business dell'azienda, cioè il settore milk che comprende latte, yogurt e altri derivati, negli ultimi due anni ha dato risultati molto buoni». «Il rischio è che venga analizzato solo il profilo finanziario, senza considerare la realtà industriale, ancora sana, che c'è dietro» dice un consigliere della società. Se le operazioni che Bondi porterà avanti «soddisferanno solo le banche, questo porterà alla chiusura definitiva dell'azienda. E non possiamo dimenticare che Bondi è arrivato in Parmalat come 'uomo delle banche'». Risultati industriali che contrastano con la situazione finanziaria che ha colto di sorpresa gli stessi revisori come sottolinea l'ex consigliere indipendente di Parmalat, Luciano Silingardi, presidente della Fondazione Cariparma: «Il cda non poteva sapere che la disponibilità dichiarata, oltre 4,5 miliardi di euro, non fosse tale».
Andrea Carli