CAMBIA IL QUADRO MEDIORIENTALE L'IRAN ORA SI AVVICINA ALL'EGITTO


Ci vorrà del tempo, forse non lunghissimo, ma gli effetti della cattura di Saddam si faranno sentire, anche in modo dirompente non solo sulla scena irachena, ma sull'intero teatro regionale. Senz'altro sull'Arabia Saudita, che con un Iraq che entra senza alcuna possibilità di ripensamento nella fase post-Saddam deve competere sui mercati dell'oro nero. Con l'Iraq che diverrà concretamente un protettorato degli Stati Uniti dovranno fare i conti anche l'Iran, la Turchia, la Giordania e la Siria, oltre che l'intero mondo arabo e lo stesso Israele: alcuni ne beneficeranno, altri lo temeranno e ci sarà pure chi lo ostacolerà oppure lo invidierà. Ma fra tutti, il caso della Repubblica islamica dell'Iran meriterebbe qualche attenzione di più, anche perché sta anticipando i tempi.
E' difficile stabilire se davvero le autorità iraniane e i loro «servizi» abbiano svolto un qualche ruolo nella cattura di Saddam Hussein. Certamente sono stati i primi a essere informati dell'avvenimento per ammissione del capo curdo Jalal Talebani. Ieri anche l'ayatollah Ali Khamenei, il punto di riferimento dei radicali iraniani, ha elogiato l'uscita di scena dell'ex rais di Baghdad, dando con le sue parole via libera alle prossime mosse del regime iraniano.
In tale contesto acquista particolare significato una serie di manovre in atto che, insieme ai mutamenti sulla scacchiera irachena, potranno mutare presto il volto geopolitico della regione. A cominciare da un avvicinamento sostanziale tra l'Iran e l'Egitto, il Paese arabo tradizionalmente più accreditato a Washington. La scorsa settimana il presidente iraniano Mohammad Khatami ha rotto un tabù ventennale e ha incontrato a Ginevra il rais egiziano Hosni Mubarak e da un paio di giorni si parla con sempre più insistenza del fatto che Mubarak sarà nei prossimi giorni ospite degli ayatollah iraniani a Teheran. Sale anche la chance dell'Iran di essere accettato come osservatore nella Lega Araba, pur non appartenendo a quel mondo.
L'Iran si avvia dunque a modificare radicalmente la propria politica mediorientale e nel frattempo si sta maturando nei palazzi di potere a Teheran anche l'idea che la Repubblica islamica dovrà e potrà cambiare l'atteggiamento verso Israele, passando dalla negazione dello Stato ebraico ad un approccio critico, simile alle posizioni dalla Comunità europea. A prospettare un eventuale mutamento di rotta nei confronti dello Stato ebraico è uno dei più influenti consiglieri degli Studi strategici di Teheran, il dottor Sari-ol-ghalam.
Cadono insomma barriere fin qui insormontabili, a torto o a ragione, dovute alla convinzione che con Saddam in gabbia si sia aperta una nuova era nelle terre dei califfi.

Bijan Zarmandili