Il male comune è l'allargamento


Il male che affligge l'Unione Europea in queste ore, riflesso nelle facce lunghe dei leader europei che hanno lasciato ieri a mani vuote la capitale belga, non è affatto un «morbo oscuro». Al contrario ha un nome: Allargamento. L'impossibilità di cancellare il privilegio ottenuto a suo tempo a Nizza da Madrid e da Varsavia per sostituirlo con una più penalizzante «doppia maggioranza» è soltanto l'effetto di una strategia geopolitica malposta che risale alla conclusione della guerra fredda, quando l'Europa si è scoperta pronta ad allargarsi verso un'area «liberata» dal comunismo dagli Stati Uniti. Verso l'Europa centro-orientale, un'area da aggregare con semplici operazioni politiche da sintentizzare successivamente in un disegno istituzionale e, quindi, costituzionale.
Non è casuale che sia stata la Polonia a bloccare il varo della nuova Costituzione. E non c'è da stupirsi se la Spagna, che nella sua ferma alleanza con gli Stati Uniti cerca la sua odierna identità, ha cercato di resistere fino alla fine fianco a fianco della Polonia perché la «Vecchia Europa» non entrasse in una regione d'interesse strategico per Washington senza pagare un prezzo salato. Per opposte ragioni Parigi e Berlino hanno fatto saltare ogni compromesso al riguardo, mentre Londra si è sostanzialmente disintressata della vicenda. L'Italia in questi mesi si è invece illusa di poter unire il sacro al profano, garantendo gli interessi geopolitici europei nell'Est, ma all'interno di una visione tutta americana del futuro dell'Europa. In realtà Parigi e Berlino avevano già scoperto l'anima a stella e strisce dell'Est nel vedere la maggiore parte dei paesi dell'ex Patto di Varsavia al fianco dell'amministrazione americana nella sua guerra contro l'Iraq. Già allora si era capito che l'allargamento verso le nazioni uscite dall'ex blocco sovietico sarebbe stato un mezzo paradossale per le ambizioni della Ue di presentarsi nel contesto mondiale come una superpotenza continentale. «Allargare per diluire», insomma, come sostenevano i pessimisti.
I prossimi mesi (o anni) serviranno quindi a sperimentare altri compromessi e far partire la nuova Costituzione. Potrebbe anche scattare l'insidiosa «doppia velocità». Ma, se è stato possibile decidere una doppia velocità monetaria a Maastricht, non è detto si possa applicare la «doppia Costituzione» con lo stesso criterio. Nel frattempo non si arresterà neppure l'Allargamento. Ma il tempo dovrà servire innanzitutto a riflettere sui contenuti dell'avventura geopolitica che l'Europa sta vivendo. E decidere di fare i conti seriamente con un'America assai più interessata al futuro del Vecchio Continente di quanto non faccia vedere.

Bijan Zarmandili