Milano-Serravalle, indagata la Colli


MILANO. Il presidente della Provincia di Milano, Ombretta Colli e l'assessore provinciale all'Ambiente dello stesso ente, Luigi Cocchiaro, sono stati iscritti nel registro degli indagati dala magistratura milanese in merito alla vicenda della società Milano-Serravalle, che controlla l'omonimo tratto autostradale (ora Milano-Mare), oltre alla tangenziale di Milano.
Entrambi sarebbero accusati di turbativa d'asta, Cocchiaro anche di corruzione. L'esposto sarebbe stato presentato dal Comune di Milano ancor prima dell'assemblea nella quale la Colli fu nominata presidente della società. Il Comune nega però assolutamente di aver mai presentato alcun documento alla magistratura sul caso Serravalle. Cosi come è stato smentito dai vertici dell'amministrazione comunale il sequestro da parte della Guardia di Finanza della documentazione relativa dei rapporti tra la Milano-Serravalle e la Valdata, società partecipata dall'azienda milanese e dal gruppo Gavio.
«Ho appreso di essere indagata a mezzo stampa e l'aspetto più sconcertante», ha detto Ombretta Colli, «è che questa situazione non sia stata promossa dalla magistratura ma dagli stessi soggetti che da un anno hanno sottoposto la mia persona a linciaggio. La mia domanda è: 'Perché il Comune di Milano vuole vendere ai privati le sue quote e ha fatto di tutto per estromettere la Provincia dalla gestione della società?"».
L'avviso di garanzia a Colli e Cocchiaro è dunque solo l'ultimo tassello di una vicenda che dura ormai da quasi un anno e che ha visto contrapporsi duramente Comune e Provincia sulla composizione azionaria e il futuro della società autostradale Milano-Serravalle, ora denominata Milano-Mare.
A dare fuoco alle polveri nel gennaio scorso è stato il presunto, e smentito fermamente a più riprese dagli interessati, 'patto segreto" fra l'imprenditore Marcellino Gavio (uno dei maggiori operatori del settore con la Torino-Milano, impegnato a fare incetta di quote della Serravalle fra i soci minori) e la Provincia per candidare la Colli alla presidenza e garantire al socio privato il controllo operativo della società. La vicenda aveva scatenato le proteste del Comune di Milano, intenzionato a cedere la sua quota del 18,6% nell'ambito delle privatizzazioni messe in cantiere e che vedeva a rischio tale operazione.
All'assemblea dei soci del 25 giugno, che aveva deliberato la nomina alla presidenza della Colli e l'ingresso di un rappresentante di Gavio in Cda, spezzò il dialogo tra Comune e Provincia. In un vertice ad Arcore con Silvio Berlusconi, la stessa Colli accettò di dimettersi dalla presidenza della società: «Obbedisco», fu la sua risposta al presidente del Consiglio.
Ma adesso l'intricata vicenda è finita sui banchi della Procura della Repubblica di Milano e l'inchiesta si preannuncia lunga e ricca di colpi di scena.

Roberta Rizzo