Messe fuori uso 69 telecamere nella notte dagli ignoti combattenti della privacy

MILANO.Allo sportello del bancomat, in coda alla cassa del supermercato, mentre si passa in auto di straforo sulla corsia preferenziale, a spasso mano per mano con l'amante e, perfino «a tirare su una canna». Il cittadino è «vigilato», protetto, ma anche spiato, mentre compie le sue azioni quotidiane, mentre si fa gli affari propri. Quasi nulla dunque sfugge al «Grande fratello» in una grande città. Finchè anche la tecnologia si ribella e, come in un sogno del tremila, le telecamere si mettono in sciopero. Cosi, con una sorta di fiaba, hanno raccontato la loro impresa, gli ignoti combattenti per la privacy, ultima specie conosciuta di ecoterroristi, che hanno rivendicato l'accecamento in grande stile di ben 69 occhi elettronici sparsi un po' per tutta Milano. Dalle stazioni della metropolitana alla «casadiberlusconi» (cosi è stato scritto nella rivendicazione on-line), le telecamere sono state cosparse di vernice nera, con le bombolette di spray da writer, finchè in qualche modo ci si può arrivare, con un'asta sottile di metallo che sfonda l'obiettivo, quando l'impresa è più difficile. Poi, via e-mail, la rivendicazione «dell'astensione dal lavoro» delle videocamere. E giacchè il canale sembra garantire l'anonimato, hanno fatto seguire alla prima anche la rivendicazione di un nuovo stabile occupato a Milano, «in via Quaranta al quarantadue». «Con la collaborazione di tecnologie avanzate - spiegano nel sito le telecamere, parlanti come personaggi di una favola - svolgiamo il noioso incarico di creare una fitta rete di tracce informative su te e chi ti sta attorno, creando il puzzle voluto da politiche locali e internazionali di tolleranza zero e controllo cento, anche se siamo mediaticamente descritte come le paladine della vostra sicurezza. L'ambiente metropolitano è sempre più invivibile - questa la rivendicazione che è causa dello sciopero - e noi siamo consapevoli di esserne una delle cause. Col primo sciopero (del quale peraltro non si era avuta notizia, o perlomeno lo avevano saputo in pochi, ndr) abbiamo iniziato a organizzarci, e in città, a macchia di leopardo, le adesioni si sono moltiplicate: questa notte abbiamo replicato con un nuovo sciopero, sabotando il sistema con ogni mezzo abbiamo fatto in modo di disattivarci, di spegnere la luce rossa che brilla nel nostro occhio voyeur, ribadendo la nostrà volontà a non essere più Video a Circuito Chiuso, ma Videocamere Contro il Controllo». Gli investigatori, che stanno cercando di risalire ai mittenti delle mail, comunque considerano il gesto tutt'altro che «romantico e innocuo», anche perchè potrebbe trascinare un effetto imitazione suscettibile di mettere in crisi uno strumento, quello della videosorveglianza, che è ormai considerato un caposaldo della prevenzione e della sicurezza, pubblica e privata. Un precedente simile il 28 settembre del 2002 quando durante una manifestazione dei centri sociali fu simbolicamente oscurata una telecamera.
Nessuna telecamera del Comune è stata colpita l'altra notte.