«Un non voto di coscienza»
VIGEVANO.«Rispetto profondamente chi ha votato la legge, ma devo pure rispettare ciò che io penso sulla delicata questione della fecondazione assistita». Domenico Contestabile, senatore di Forza Italia eletto nel collegio di Vigevano, spiega cosi la sua decisione di non partecipare ieri in Senato al voto decisivo che ha trasformato in legge il provvedimento che regola (in modo iniquo secondo i detrattori) il contesto della procreazione assistita. Aspra la polemica soprattutto sul totale divieto alla fecondazione eterologa ovvero ricorrendo a donatori esterni. Solo tre senatori della maggioranza non hanno dato il loro assenso in aula: ovvero il repubblicano Antonio Del Pennino, la leghista Rosanna Boldi e appunto Contestabile. Il senatore, come detto, non ha partecipato al voto. «Sono contrario allo spirito di questa legge - afferma il parlamentare, pacatamente, come è suo solito - ma, ripeto, rispetto e molto le motivazioni che hanno spinto altri sia in maggioranza che in minoranza a votarla». Contestabile non rinnega anche in questa occasione la sua ispirazione rigorosamente laica e liberale. «A me sembra - aggiunge infatti entrando nel cuore del dibattito - che impedire la fecondazione artificiale ad un donatore estraneo non significhi affatto, come è stato detto, impedire un potenziale adulterio». Contestabile resta calmo nei toni, ma l'argomento che coinvolge due diverse visioni etiche lo appassiona e lo scuote nell'intimo. «Nell'adulterio - osserva infatti - c'è piacere fuori dalle regole, nel ricorso alla fecondazione assistita c'è solo dolore, ci sono sentimenti e aneliti profondi che non posso e non potevo in coscienza ignorare». La coscienza del politico e gli obblighi di squadra politica: il dilemma di sempre che Contestabile ha risolto a modo suo, con serenità e stando dalla parte che ritiene giusta perchè propria. «Non me la sono sentita di votare questa legge - conclude - Credo all'etica cattolica, ma anche a quella laica. Rispetto chi ha votato a favore, ma io non potevo farlo». C'è chi, intanto, come è il caso del senatore repubblicano Antonio Del Pennino vuole portare fuori dalle aule parlamentari la questione. Si parla di un referendum che, secondo molti, potrebbe riproporre nel Terzo Millennio la spaccatura sociale e ideologica vissuta ai tempi della battaglia referendaria sul divorzio. Il mondo cattolico e il mondo laico l'un contro l'altro armati anche all'interno delle stesse coalizioni. Tensioni etiche e di appartenenza. Il «senatore di Vigevano» aderirà a questa volontà di chiedere il giudizio popolare? «No - risponde questa volta ancor più determinato - sono contrario al referendum per abrogare la legge che abbiamo votato. La legge è adesso una legge dello Stato e come tale ora va rispettata fino in fondo».