Carte coperte a Bruxelles
BRUXELLES. Il presidente di turno dell'Unione europea Silvio Berlusconi ha affermato, prima ancora che cominciasse, di voler chiudere con un accordo sulla futura Costituzione la Conferenza intergovernativa, in tempo per assistere, alle 11 di domani, al fischio d'inizio della partita Milan-Boca Juniores che si gioca a Tokyo. Nelle intenzioni del presidente, la battuta, forse, doveva servire a limitare i mercanteggiamenti che ieri si sono aperti tra i venticinque capi di stato e di governo.
La riunione si è aperta in un intrico di «confessionali», incontri bilaterali per cercare di sondare le reali disponibilità di ognuno a un compromesso che soddisfi tutti. Gli schieramenti ieri sono rimasti più o meno gli stessi - Francia, Germania, e Italia da una parte, Spagna e Polonia dall'altra - con prese di posizione che in certe leggere sfumature potevano essere lette come dimostrazioni di buona volontà.
Primo tra tutti, il ministro degli esteri tedesco Joschka Fischler che, sul sistema del voto a doppia maggioranza caro alla Germania, si è detto disposto a «una leggera limatura» a patto che non sia toccato il testo varato dalla Convenzione europea e riproposto dalla presidenza di turno italiana.
Irremovibili invece ognuno sulle proprie posizioni Francia, Spagna e Polonia, mentre la Gran Bretagna manteneva ancora il silenzio, sospettata di essere pronta a scendere in campo a fianco dell'uno o dell'altro schieramento, a secondo dell'offerta migliore. A tarda sera, un portavoce della Commissione europea riassumeva la situazione. «Non ci sono stati scontri duri - ha detto - ma in realtà non si è mosso nessuno».
Berlusconi era un po' più ottimista. «Non faccio scommesse su come andrà a finire il Vertice -ha commentato- ma tutti hanno dimostrato disponibilità per un compromesso che sia capace di far funzionare e decidere l'Ue».
Il presidente francese Jacques Chirac, in un incontro con i giornalisti, ha messo in guardia Spagna e Polonia dall'insistere nel loro rifiuto del sistema di voto a doppia maggioranza. «Dovrebbero tener conto - ha detto - non solo della vocazione della Ue come unione di Stati ma anche come unione di popoli».
Madrid e Varsavia non vogliono accettare il sistema di voto con cui la maggioranza nel Consiglio europeo è ottenuta dal 50% più uno dei paesi che rappresentino anche il 60% dei cittadini comunitari. Spagna e Polonia, con scarsa popolazione, preferiscono mantenere la formula attuale che da loro un peso quasi uguale a quello della Germania che di abitanti ne ha più dei due paesi messi insieme.
Il primo ministro José Maria Aznar non ha fatto dichiarazioni ma ha inviato il suo ministro degli esteri Ana Palacio ad annunciare sibillinamente alla stampa che «si sta negoziando». Nella notte, infatti, le trattative sono proseguite frenetiche. Chirac ha ribadito, rilanciando lo spettro di un fallimento del vertice, che «la Francia non potrà accettare un accordo che non sia conforme alla sua visione dell'Unione europea espressa chiaramente nel testo della Convenzione» e della presidenza italiana.
A sorpresa, anche l'Olanda si è messa a rimestare le acque agitate del voto a doppia maggioranza.