In attesa di altre sorprese
«Cirio humanum, Parmalat diabolicum». Si potrebbe prendere a prestito la famosa frase dell'Avvocato Agnelli per descrivere la situazione di crisi e di caos in cui sono piombati i mercati finanziari e le banche per il crack dei due gruppi alimentari italiani. In realtà la situazione dell'ex gruppo Cragnotti e quella dell'ormai ex impero Tanzi non hanno lo stesso impatto: Cirio era un modesto gruppo industriale con risultati incerti da anni, Parmalat è una delle più grandi aziende italiane, la settima, secondo le classifiche Mediobanca, una delle poche rimaste di origine «privata», (quasi tutte le aziende che la precedono sono pubbliche o ex tali) il primo gruppo alimentare- multinazionale del nostro Paese. Ma le crisi si somigliano non solo per i loro effetti devastanti sui mercati finanziari e sulla fiducia dei risparmiatori, ma anche per gli interrogativi che generano e che sono di due tipi: il primo è la farraginosità di un sistema di controlli finanziari e bancari che mostra tutta la sua debolezza e la sua incapacità di sapere non solo prevedere ma anche di mettersi al riparo da crack di questo tipo. La seconda è la pericolosa abitudine di mettere a rischio imperi industriali costruiti su basi solide con acquisizioni azzardate e pagate a debito, e, quel che è peggio, ad affidarsi ad giravolte finanziarie, ai limiti del lecito e forse oltre, per tentare di compensare buchi nella gestione e nascondere l'entità dei misfatti.
Il primo punto è sotto gli occhi di tutti: lo sgomento delle banche finanziatrici, che si ritrovano oggi con un pugno di mosche guardando nelle casse vuote della Parmalat, non è da meno rispetto a quello dei risparmiatori e degli investitori istituzionali che hanno oggi dei titoli giudicati poco più che carta straccia dopo che istituti di credito, analisti, e una sequela di dettagliati quanto inutili rapporti aveva consigliato, nei mesi scorsi di comprare azioni del gruppo. E che dire delle società di rating che all'improvviso, in un giorno, declassano i titoli di dieci posizioni come se si fosse ad una lotteria di Capodanno? E' chiaro che non tutti i comportamenti fraudolenti sono individuabili, ma è possibile che tra società di revisione, un mercato finanziario non abbia strumenti efficaci per controllare e reprimere gli abusi?
Il secondo punto non è meno spinoso. Secondo le analisi fatte da Mediobanca sui bilanci dei principali grandi gruppi italiani c'è una tendenza a contrarre debiti e una fragilità finanziaria diffusa: tanto che l' esposizione è pari a quattro volte il patrimonio netto. Al contrario di quanto avviene, secondo la stessa Mediobanca, nelle società di medie dimensioni che sono più solide, hanno la tendenza a usare i loro attivi sostanzialmente per investimenti industriali, hanno una redditività più elevata. Questi due aggregati di imprese stanno migliorando i loro conti: ma l'universo delle medie appare più preparato ad affrontare una ripresa che tutti attendono come una manna. E' la conferma di una modello di capitalismo che mostra ancora carte da giocare sui mercati internazionali. Ma è anche la conferma che nel futuro, per le società che sono andate a caccia di avventure finanziarie o di acquisizioni senza avere i fondi, ci si potranno aspettare altre sorprese.