Acquabomber, altri casi Esclusa la pista politica


MILANO.Dalla psicosi agli emuli, ai mitomani. Mentre cresce il numero di ricoveri con il primo caso di intossicazione da latte alla varechina, diventano ogni giorno più complicate le indagini sulle bottiglie di acqua o altro sabotate. Per appurare un eventuale comune denominatore negli attentati, il ministero dell'Interno ha affidato all'Antiterrorismo il coordinamento delle indagini. A intricare il lavoro degli inquirenti c'è il fatto che agli episodi «ufficiali» si aggiungono decine di segnalazioni non chiare o addirittura false, dovute a psicosi, emulatori (due ieri hanno confessato) e mitomani che non sanno di rischiare 15 anni di cella. Come la mitomane smascherata mercoledi a Verona e il 15enne di Piacenza che ha «siringato» con la varechina una bottiglia comprata dalla madre «per imitare acquabomber, come dice la tv». Cosi se all'inizio la matrice degli avvelenamenti poteva essere riconducibile a un unico filone, ora è più difficile stabilirlo.
«Niente al momento lascia ipotizzare una pista politica», ha dichiarato il procuratore di Verona Guido Papalia che esclude tanto l'ipotesi degli anarco-insurrezionalisti quanto quella dell'ecoterrorismo ma non la presenza di un'unica regia. Tra le tante piste battute in queste ore c'è anche quella commerciale che punta ad appurare eventuali interessi di business. Mentre i ministeri della Salute e delle Politiche Agricole istituiscono il «Comitato per la sicurezza alimentare» e in Calabria viene predisposta l'Unità di crisi, il numero di intossicati continua a crescere. Il primo caso di malessere dopo un sorso di latte è avvenuto a Firenze con una dipendente della Regione ricoverata. Insieme a lei altre 8 persone sono finite ieri in ospedale (sono in tutto 54). La prima della giornata è stata una 17enne del comasco, seguita da un 14enne di Roma, da un operaio e una donna in Puglia, da una baby sitter di Forte dei Marmi, da uno studente di Salerno, da un 17enne di Gela, da una casalinga di Rubiera (Reggio Emilia). Gli esami hanno accertato altri 13 sabotaggi veri (a Taranto, nel Lazio, Catanzaro, Reggio Emilia, in Toscana) per un totale di 59. Intanto continuano le segnalazioni di casi sospetti. Oltre 80 le bottiglie consegnate ieri a Asl e forze dell'ordine: 40 solo nel Lazio, 10 in Sardegna, una in Trentino, 5 nel Bolognese (trovati anche granuli neri nel latte), 2 in Lomellina, 4 a Reggio Emilia (tra cui una bottiglia di té), 4 nel Trevigiano, una a La Spezia, 3 a Firenze (anche latte di soia), una nella Bergamasca, 2 a Taranto, 6 in Sicilia, una nel Brindisino. E se i consumi di acqua in bottiglie di plastica tengono, come fa sapere Mineracque, intanto a Lecco è stata sospesa la distribuzione nelle scuole e a Milano i Ds hanno chiesto la stessa misura per i nidi comunali.

Monica Viviani