I Cln e l'illusione del potere

PAVIA.Breve la stagione dei Cln, organi di autogoverno della Resistenza già al tramonto un anno dopo la Liberazione, mentre all'orizzonte si profilava lo spettro della Guerra fredda e maturava la rottura del fronte antifascista. Una stagione rivisitata, ora, da Pierangelo Lombardi, stradellino (è vicesindaco e assessore alla cultura), docente di Storia contemporanea e Storia delle istituzioni e degli archivi moderni e contemporanei all'Università di Pavia. Con L'illusione del potere - Democrazia, autogoverno regionale e decentramento amministrativo nell'esperienza dei Cln. 1944-45 (Franco Angeli editore, prefazione di Siro Lombardini, studioso ed economista), Lombardi propone un'inedita chiave di lettura di quella esperienza, approfondendo un trentennale lavoro di ricerca.
Professor Lombardi, partiamo da quel titolo emblematico, 'L'illusione del potere": se vogliamo, c'è già tutta la storia dei Comitati di liberazione nazionale.
«Il titolo è, diciamo, accattivante, cattura l'attenzione. Ma il sottitolo spiega le due linee interpretative che emergono dalla ricerca: i Cln come luogo di esercizio alla democrazia, una tematica fin qui sottovalutata, forse perchè la storia dei Cln è, sostanzialmente, la storia di una sconfitta; e i Cln come 'altro Stato", secondo una visione decentrata e autonomistica, contrapposta al centralismo dello stato fascista. Nella vicenda dei Cln si può cogliere anche in nuce un'idea di federalismo infranazionale ed europeo».
C'è anche un'istanza regionalistica, in anticipo di trent'anni sui tempi concreti di attuazione.
«E' uno degli aspetti più interessanti e in qualche modo inedito, pur non prescindendo dal lavoro pionieristico di Ettore Rotelli. La grande novità è il Cln regionale. Nella fase finale, quando i Cln perdono ogni potere concreto, hanno almeno il merito storico di portare avanti l'istanza regionalistica, guardando alla Costituzione. Il Cln lombardo, in tal senso, offre gli spunti più significativi. C'è il commissario alla sanità Piraino che nel luglio del '45 vara un progetto di riforma a livello regionale da finanziare con una tassazione progressiva sul reddito; c'è Giovanna Barcellona, commissario all'assistenza, che invita ad uscire dalla logica dell'assistenza come carità e pensa a una sorta di Welfare da sostenere con un'imposta progressiva. E poi c'è Mario Bendiscioli (storico, professore e uno dei maestri di Lombardi, ndr), che propone una visione moderna della scuola, in un'ottica interregionale».
E il federalismo?
«Lo si coglie soprattutto nelle regioni di confine, come il Friuli e la Val d'Aosta. Ci sono posizioni avanzate che segnano un anticipo forte delle tematiche federalistiche».
E a Pavia che cosa accadde? I Cln si trovarono ad operare in uno scenario condizionato da pesante disoccupazione e agitazioni di piazza.
«Devo dire che lo studio locale sui Cln è servito anche ad evidenziare le loro debolezze strutturali. Nel conflitto continuità-rottura, vecchio-nuovo Stato, i Cln pagano il prevalere della prima, ma anche i loro forti elementi di debolezza, una rete fragile. Molti comitati nascono dopo il 25 Aprile e proprio per questo sono deboli, poco rappresentativi. Ma la riflessione su questa debolezza e sulla sconfitta finale dei Cln non deve cancellare quello che è stato l'esito storico della loro esperienza. Una valenza che va ben oltre quella istituzionale. Non si può leggere la vicenda dei Cln solo alla luce di una sconfitta annunciata. Nè accettare la tesi revisionista per cui proprio coi Cln inizia la degenerazione partitocratica. Anzi, nelle loro forme più avanzate furono portatori di idee innovative, in largo anticipo sui tempi».
Perchè la sconfitta? Gli Alleati ci misero lo zampino?
«Certo non piansero, ma non si può nemmeno addossare loro ogni colpa. In realtà, il governo Bonomi fu assai più anti-Cln. E poi bisogna distinguere. Gli Americani, assai più degli inglesi, si dimostrarono attenti alle dimensioni regionalistiche e probabilmente una maggiore solidità dei Cln avrebbe aperto spazi di dialogo e di manovra. Ma a fine maggio del '45 la spinta autonomistica dei Cln è già bloccata, i poteri effettivi sono stati sostituiti da compiti solo consultivi».
Ci fu all'interno dei Cln una spinta rivoluzionaria?
«Più dalla base che dai vertici. Anche sull'epurazione, arrivano istanze molto più radicali, unite a una fortissima polemica anti-romana». (r.lo.)