Casini stronca l'ipotesi della fiducia


ROMA.Il presidente Pier Ferdinando Casini ha stroncato ieri sera alla Camera, con un intervento a sorpresa, l'ipotesi della fiducia al governo su un maxi-emendamento alla legge finanziaria: «E' inammissibile». Il ministro Carlo Giovanardi ha dato una sua interpretazione: Casini sarebbe contrario «a una sola fiducia» su un emendamento unico, non a più voti differenziati di fiducia, su emendamenti divisi per materie omogenee.
In realtà, Casini è andato ben oltre questa visione tecnica del problema, per farne una rilevante questione politica e istituzionale. Il presidente si è trovato a governare una finanziaria bersagliata da 3530 emendamenti, 2319 dell'opposizione, ma ben 1211 della maggioranza, un segnale di grande sofferenza dentro la Casa delle libertà.
Alla fiducia si può ricorrere «in alcuni momenti di emergenza nella normalità della vita parlamentare». Ma ha messo in dubbio che il dibattito in corso alla Camera abbia manifestato uno stato di grave emergenza.
I capigruppo di opposizione, come quelli di maggioranza, hanno confermato in aula l'impegno di approvare la finanziaria entro il termine del 18 dicembre. Da parte sua, la presidenza è impegnata a favorire «un dibattito ampio e sereno», cosa che non sarebbe possibile, fa intendere Casini, se la Camera venisse di nuovo posta davanti alla minaccia di un voto di fiducia. Ce ne sono già stati due, a Montecitorio e a palazzo Madama, come ha avuto modo di dire ieri mattina, mettendolo in guardia, al ministro Giulio Tremonti.
Un modo per dire che non bisogna esagerare. E' all'esecutivo che Casini dice «con chiarezza» che la presidenza riterrebbe inammissibile l'idea di «un maxiemendamento che accorpi l'intero testo della finanziaria». Lo dice «per evitare che questa tentazione, se c'è, si materializzi. Lo riterrei una forzatura inaccettabile, che richiederebbe, da parte del presidente della Camera, l'assunzione di una qualche responsabilità».
Che ci fosse nella maggioranza una situazione incerta e confusa, lo rivelano alcune parole di Giovanardi, udc come il presidente della Camera. Dopo aver affermato con un po' di coraggio che Berlusconi aveva fatto un «uso parsimonioso» del voto di fiducia, il ministro ha evocato il governo Prodi, per dire che «è morto per eccesso di fiducia». Che il travaglio investa la maggioranza, davanti a una finanziaria che aggiusta i conti con molti tagli e nuovi balzelli, lo prova la serie infinita di riunioni con la presenza di Tremonti. L'obiettivo è di ridurre al minimo gli emendamenti, facendo anche conto sul senso di responsabilità dell'opposizione. Massimo D'Alema ha voluto lanciare un appello per il contenimento delle proposte di modifica. Soprattutto, contenga gli emendamenti la maggioranza, che non può lamentarsi con l'opposizione e poi ne presenta più di mille. «Si limitino, e poi si voti, senza fiducia».
In aula, Pier Luigi Castagnetti e Luciano Violante avevano parlato in assonanza per la Margherita e i Ds. La maggioranza non cerchi alibi, l'opposizione non farà ostruzionismo. «Discutere il merito» della finanziaria, dice Castagnetti, senza fiducia, che dopo quella sul decretone sarebbe «un precedente gravissimo». La fiducia, dice Violante, «sarebbe sale sulle ferite del paese». Pochi minuti prima che parlasse Casini, il capogruppo di Fi, Elio Vito insisteva sulla fiducia per rendere «inemendabile» la finanziaria, sul modello degli altri paesi occidentali.

Renato Venditti