LA SPADA DI BRENNO SUL PIATTO DI MADRID E DI VARSAVIA
Silvio Berlusconi dice di avere un asso nella manica per sciogliere il nodo del voto ponderato, recuperando la Spagna e la Polonia all'ultimo momento. Aggiunge però che tutto dipende da loro, da Josè Maria Aznar e da Leszec Miller. L'uscita del presidente del Consiglio italiano sul vertice vertice europeo che si apre domani a Bruxelles e che dovrà chiudersi il giorno dopo, sabato, con l'approvazione della nuova Costituzione dell'Unione europea allartgata a 25 merita tre considerazione, dà luogo a tre letture.
Il presidente del Consiglio innanzitutto confessa implicitamente che la Spagna, membro fin qui di peso relativo nel contesto europeo, e la Polonia, tra gli ultimi «piccoli» arrivati, sono già due potenze in grado di polarizzare le attenzioni dell'Ue sul proprio ruolo e sul proprio peso. Hanno insomma già vinto la loro battaglia. Hanno vinto a prescindere della loro eventuale rinuncia a mantenersi i 27 gettoni guadagnati a Nizza (contro 29 di Francia, Inghilterra, Germania e Italia), oppure a piegarsi alla bozza di Giscard D'Estaing e lasciare che sia la doppia maggioranza a decidere (51% degli stati in rappresentanza del 60% della popolazione). Vincono ovviamente a discapito dell'Europa, che sarà costretta a procedere a doppia velocità o congelare il tutto in attesa dei tempi migliori. La battaglia sul voto ponderato da parte di Madrid e Varsavia in una fase di particolare complessità strategica (l'allargamento e il varo della Costituzione) ha comunque assegnato ai due paesi lo status della potenza regionale.
Berlusconi fa inoltre, sempre implicitamente, notare che a Bruxelles si discuterà quasi esclusivamente del nodo Spagna-Polonia e che non ci sarà il tempo necessario per affrontare nessuno degli altri problemi prevalenti dell'agenda del vertice, a cominciare dalla minaccia di Washington ad escludere i «pacifisti» dall'elenco dei paesi costruttori del nuovo Iraq. Sul vertice non pesa quindi soltanto la minaccia di un fallimento a causa del voto ponderato, ma anche quello di un ritorno delle lacerazioni dovute alla guerra in Iraq, riaccendendo a breve scadenza l'insidiosa rivalità tra l'Inghilterra, la Spagna, l'Italia e la Polonia da una parte e la Germania e la Francia dall'altra. Tutto questo pone infine un interrogativo: qual è oggi l'identità della politica europea dell'Italia? Torna quella che per decenni ha caratterizzato la sua presenza in Europa da paese fondatore, cioè da euro-entusiasto convinto, oppure siamo di fronte ad una nuova identità, voluta dal governo Berlusconi: il velato euro-scetticismo? Le ultime posizioni del governo italiano rivelano però un ulteriore oscillazione, questa volta nella direzione dell'asse franco-tedesco con le sue recenti decisioni sia sul Patto di stabilità che sul voto ponderato.