A Bruxelles la «carta segreta» italiana
ROMA. «Ho una proposta in tasca, ma la tirerò fuori all'ultimo minuto». Inizia domani a Bruxelles un difficile e delicatissimo consiglio europeo di cui ancora non si intravede una soluzione possibile, ma Silvio Berlusconi, ammiccante fa sapere di avere in tasca una carta segreta.
Non la devono pensare cosi Germania, Francia e Gran Bretagna che hanno deciso di vedersi in un vertice a tre, prima di quello ufficiale, proprio per cercare di sbrogliare la matassa ancora intricata. E certo non è un bel riconoscimento per il nostro paese il fatto che i tre paesi maggiori abbiano deciso ancora una volta di tenere fuori dalla porta la presidenza italiana di turno della Ue. In ballo, nel vertice dei capi di Stato e di governo che inizia domani, c'è la nuova Costituzione dell'Europa. Che non significa solo affermazioni di principio, ma anche la possibilità che la nuova Ue, allargata ora a 25, e in prospettiva a 28 paesi, riesca davvero a funzionare con una qualche efficienza. Sarà una trattiva durissima, che con tutta probabilità si prolunghera alla notte fra sabato e domenica.
Per questo Carlo Azeglio Ciampi, in un pranzo organizzato ieri al Quirinale, insieme alla delegazione italiana al completo, ha insistito sulla necessità di produrre «ogni sforzo» utile. «Il vertice di Bruxelles non deve fallire», ha infatti sottolineato il capo dello Stato anche in un articolo sul quotidiano tedesco «Franfurter Allgemeine Zeitung». «Perché se ciò avvenisse - ha ammonito - le conseguenze sarebbero disastrose». Berlusconi non si è sbilanciato, ha detto di essere speranzoso, ma anche di riconoscere le difficoltà che ancora ci sono. Sia lui che Frattini hanno poi insistito nel sottolineare che un eventuale fallimento del vertice non significherebbe una sconfitta della presidenza italiana, ma di tutta l'Europa. «Ho in tasca una formula a cui credo - ha però aggiunto - che dà a Polonia e Spagna il riconoscimento di grande paese: la tirerò fuori all'ultimo minuto e vedremo se sarà accettata dai due paesi». Per il momento però, si sa che da Spagna e Polonia, le due nazioni che ancora si oppongo strenuamente all'adozione del sistema di voto a maggioranza deciso dalla Convenzione europea, trapela una irritazione non nascosta verso la presidenza italiana. I due paesi accusano infatti Roma, e specificatamente Berlusconi, di avergli assicurato che avrebbe condotto una mediazione alla ricerca di un comporomesso possibile e poi di non averlo fatto.
Cosi si arriva a Bruxelles su due schieramenti contrapposti. Da una parte Spagna e Polonia, con un qualche sostegno della Gran Bretagna disponibile a far slittare al 2009 ogni decisione, dall'altra parte il resto d'Europa. Anche ieri, in Parlamento, Franco Frattini ha fatto la voce grossa, lanciando avvertimenti chiari a chi sta già pensando di rinviare l'accordo di qualche mese, nel prossimo semestre di presidenza irlandese. «Non potremmo accettare a titolo nazionale, da gennaio in poi - ha ammonito - un compromesso che come presidenza abbiamo rifiutato».