Il vescovo a tavola insieme ai più poveri

PAVIA. Marco ha la febbre, ma non è voluto mancare al pranzo che la Casa del Giovane e le mense del povero hanno organizzato ieri per festeggiare il vescovo nel giorno di San Siro. Monsignor Volta, grembiule bianco e un piatto di pasta fumante tra le mani, chiede al cuoco di preparare per il giovane infreddolito un brodo caldo. Marco, Giovanni, Marisa, il Professore. Monsignor Volta li chiama per nome, li conosce uno per uno, si preoccupa come un padre. Da 17 anni, da quando svolge il suo mandato pastorale a Pavia, frequenta con assiduità il mondo di chi soffre.
In questi anni il vescovo ci ha abituati a visite frequenti in carcere, alle mense a Natale e a Pasqua, nei dormitori, negli ospedali e nelle case di cura per gli anziani. In piazza con gli operai della Necchi che manifestano per riavere il lavoro. O, in incognito, accanto a chi dormiva all'addiaccio. «Quelli che noi chiamiamo poveri suonano spesso il campanello del Vescovado - dice - A volte apro io, altre volte mia sorella o il mio segretario. Chiedono soldi e se possiamo li aiutiamo. Ma io ho sempre preferito frequentare i loro stessi luoghi, incontrarli e dialogare. Il modo migliore per aiutare queste persone che vivono ai margini non è solo darle loro dei soldi o offrirgli un pasto caldo, ovviamente fondamentale, ma anche aiutarle a credere in se stesse, a sentirsi amate, considerate».
«Nella società di oggi corriamo il rischio di valutare le persone in base alla divisa, alla posizione sociale, a quanto guadagnano - aggiunge il vescovo - Ma ogni persona vale per se stessa. Eppure continuiamo a meravigliarci se uno di noi, considerato una persona 'normale", si accosta a un povero diavolo invece di inseguire le persone che contano. Siamo noi a sbagliare». Ieri il vescovo si è seduto allo stesso tavolo dei rumeni dell'ex Snia, degli italiani che dormono in via Lunga, di quelli che ancora non hanno un tetto sotto il quale ripararsi in queste notti sotto zero. Una parola per tutti. Poi ha indossato un grembiule ed è uscito dalla cucina con i piatti di pasta fumante.
Ancora una volta ha scelto di condividere con i più umili una giornata importante, quella della consegna della medaglia d'oro di San Siro in comune. C'erano quasi cento persone, oltre ai volontari delle due mense che ogni giorno assicurano un pasto caldo a chi ne ha bisogno. Dietro ai fornelli ieri mattina - rispettando il turno del mezzogiorno - c'erano i volontari della mensa del Fratello di Canepanova, coordinati da fra Franco. I volontari della mensa di San Mauro, che invece lavorano di sera, hanno servito ai tavoli. «Abbiamo preparato l'antipasto, affettati e insalata russa - dice Donald, uno dei giovani di piazzale Europa che da anni lavora nelle cucine dei francescani - Poi una pasta con il pomodoro e quindi arrosto con insalata di patate e fagiolini. E il dolce». La frutta è stata offerta dalla Casa del Giovane che ha messo a disposizione il salone del Terzo Millennio. Un grande spazio destinato all'ospitalità come anche don Enzo Boschetti avrebbe voluto. Uno spazio che esiste grazie anche alla tenacia del vescovo nel difendere la comunità di via Lomonaco negli anni difficili.
Ieri al pranzo comunitario hanno partecipato anche i ragazzi della Comunità, insieme a don Franco Tassone, e gli obiettori di coscienza del Comune, con l'assessore ai Servizi Sociali Sergio Contrini, don Lino Ambrosetti della Caritas diocesana, il braccio operativo di cui il vescovo si è spesso avvalso per dare un contributo di solidarietà.. Poco prima delle 13, conclusa la cerimonia al Mezzabarba, è arrivato alla Casa del Giovane anche il sindaco, Andrea Albergati, con la moglie. Pochi altri amministratori, arrivati giusto per un saluto. Ma i veri protagonisti di ieri erano gli ospiti delle mense, i volontari che in questi anni hanno intessuto una rete di solidarietà. «Purtroppo, come ogni medaglia che ha il suo rovescio, ci sono ancora tante, troppe persone alle quali la povertà dà fastidio - ha detto monsignor Volta -. Per fortuna non tutta la città è cosi. C'è l'accoglienza, anche organizzata di enti, istituzioni e associazioni, e c'è la generosità nascosta di tante persone che lavorano in sordina ma realizzano grandi progetti umanitari. Aiutiamo questi angeli a lavorare».