«Fu un grande giornalista»
VIGEVANO.Forse più scrittore che giornalista. Una figura che oggi si farebbe fatica ad inserire nei media globali. Lo hanno ricordato cosi Tommaso Besozzi, l'altra sera al teatro Cagnoni, Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, Massimo Fini, scrittore e giornalista, Antonio D'Orrico, caporedattore di Sette e Bernardo Valli, editorialista de La Repubblica. La serata, coordinata dal giornalista Enrico Mannucci, si è svolta di fronte a una folta platea che ha partecipato al ricordo, a cento anni dalla nascita, del grande cronista vigevanese che si è tolto la vita perché aveva il timore di non essere all'altezza della sua fama. «Un dovere civico - ha detto il sindaco Ambrogio Cotta Ramusino - ricordare Besozzi, uno degli ultimi cacciatori di notizie con un'anima». Per De Bortoli, «l'eredità di Besozzi è quella di un grande inviato; una figura eccentrica che cerca di scoprire le linee che stanno sotto gli avvenimenti. Le tante e piccole grandi storie che ha raccontato hanno offerto un prezioso spaccato della storia d'Italia del Dopoguerra». Valli, invece, ricordando alcuni episodi vissuti insieme a Besozzi, lo ha descritto come «un prigioniero della realtà e della cronaca alla quale era fedele. In tutti i suoi grandi reportages c'è sempre il gusto del racconto». Analogo il giudizio di Fini, che ha definito Besozzi «uno scrittore che aveva bisogno della cronaca». All'inizio del convegno, organizzato dai club di servizio in collaborazione col Comune, l'Associazione giornalisti 'G.Rolandi" e la Società storica, sono stati premiati Andrea Ballone e Laura Mattioli, per i loro studi su Besozzi. (m.s.)