Il volto feroce di un'organizzazione efficiente come una multinazionale

VOGHERA.Un accendino luminoso, un portachiavi di peluche. E poi il bigliettino che chiede un'offerta per un ragazzo sordomuto. Chiunque sia stato al tavolo di un ristorante o abbia preso un treno se li è trovati davanti. E nessuno ha mai immaginato che dietro un gesto cosi frequente si nascondesse un'organizzazione mafiosa russa. I dati dell' operazione, che ha portato a 18 arresti su un totale di 34 ordini di custodia cautelare in tutta l'Italia del nord, sono stati illustrati dal Pm Antonio Rustico, dal tenente colonnello Carlo Tartaglione, comandante dei carabinieri della provincia di Rimini, e dal dirigente della squadra mobile di Piacenza Girolamo Lacquaniti. L'inchiesta, svolta in contatto con il procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna, è nata da due spunti raccolti a Piacenza e a Riccione. Una sordomuta russa, trovata con un permesso di soggiorno falso, ha svelato l' esistenza del racket mafioso, mentre a Riccione le indagini sono scattate dopo un pestaggio. Gli sviluppi degli accertamenti, a cui ha contribuito il pubblico ministero di Piacenza Gerardina Cozzolino, hanno portato a delineare la struttura organizzativa criminale che gestiva in modo manageriale e violento circa 500-600 venditori sordomuti: in estate l' attività di vendita si svolgeva tra riviera adriatica, Sardegna, costa della Toscana, tutte località a grande vocazione turistica, e in inverno nelle città. A capo della piramide mafiosa, secondo le indagini, i fratelli Grigor e Andranik Grigorian, che vivono in Russia. Sotto di loro, un dirigente responsabile dei rapporti Russia-Italia, Eduard Khaladjan, e un responsabile in Italia, Alexander Pisklov, l'uomo arrestato a Voghera. Quindi la gerarchia prosegue con i brigadieri: cosi venivano chiamati all' interno dell' organizzazione, con mansioni di diverse. Alcuni erano responsabili delle varie zone, un altro era responsabile dei lavoranti e della gestione distribuzione della merce da vendere, un altro ancora faceva il contabile. Per ogni zona c'erano poi i brigadieri picchiatori che dovevano infliggere le punizioni in caso di mancato pagamento del pizzo. L' ultimo gradino erano gli addetti alle vendite sul territorio, cioè i sordomuti. Il denaro frutto dell' attività (è stato stimato un ricavo annuo di un milione e mezzo di euro) tornava in Russia con vari sistemi: o tramite spedizioni via corriere, o tramite i lavoranti a cui venivano consegnate buste chiuse da consegnare in patria, oppure passando da Nizza. Le indagini si sono scontrate con le difficoltà di comunicazione con le vittime del racket, mute, straniere e in alcuni casi poco alfabetizzate. Il problema è stato superato facendo mettere tutto per iscritto. La comunicazione all' interno del racket avveniva, invece, spesso con sms sui telefonini: in un giorno due componenti dell' organizzazione se ne sono scambiati 2mila. La rete commerciale che era stata allestita, hanno spiegato gli inquirenti, faceva invidia a società evolute del commercio.
I gadget venivano anche testati commercialmente per vedere se incontravano o meno i gusti del mercato. (s. ro.)