Bossi, toni razzisti contro gli stranieri «Non diamo le case ai bingo bongo»


ROMA. «Se non passa il federalismo, il Nord torna alla secessione, ma quella dura, senza mezze misure, senza alcuna mediazione con lo Stato italiano». Umberto Bossi sceglie le frequenze di Radio Padania per lanciare l'ennesimo aut aut a Berlusconi sulle riforme. L'avvertimento questa volta è accompagnato da una serie di sciabolate che vanno in tutte le direzioni. Indossati i panni del guerrigliero, il leader della Lega prima si scaglia contro il prefetto di Milano, che vorrebbe dare le case ai «bingo bongo», poi attacca la Chiesa che «ha legittimato la sinistra» e infine se la prende con l'odiato Gianfranco Fini, che vorrebbe fare il premier ma «non farà mai vincere» le elezioni alla Casa delle libertà.
Il primo problema è comunque rappresentato dall'incerto destino della devolution e Bossi invita tutti i «padani» a tenersi pronti, a mobilitarsi in vista delle prossime manifestazioni: «Scaldiamo la macchina perché ancora non è chiaro come andranno le cose. E se il tentativo generoso e democratrico per il federalismo non va bene, allora andrà fatta una battaglia di liberazione».
Dopo aver agitato il fantasma della secessione, il leader della Lega sta ben attento a non dimenticare un altro cavallo di battaglia del Caroccio, ossia il «pugno di ferro» contro gli immigrati, e nella sua chiacchierata a Radio Padania fa salire sul banco degli imputati il prefetto di Milano, Bruno Ferrante, colpevole di aver pianificato interventi di accoglienza a favore degli extracomunitari. Gli immigrati regolari avranno case popolari? Bossi non prende nemmeno in considerazione questa ipotesi e liquida la questione in modo brusco, usando toni offensivi: «Ci mancherebbe anche che vengano date case a questi qui che arrivano. A Milano c'è gente che ha lavorato una vita e non ha la casa. Uno lavora una vita e poi diamo la casa al primo bingo bongo che arriva. Non scherziamo».
Questa volta ce n'è per tutti e nel mirino della Lega entra anche la Chiesa, che ha fatto nascere legami «verso il comunismo», ha «legittimato» la sinistra «con Paolo VI e Giovanni XXIII». «Il Concilio Vaticano Secondo è stato un disastro. La Chiesa - precisa il ministro per le Riforme - ha riconosciuto l'Illuminismo ed ha buttato via i suoi dogmi e la sua tradizione».
Ma non è finita. L'ultima polpetta avvelenata è per Gianfranco Fini, vicepremier e presidente di An. Partendo dalla convinzione che per vincere le prossime elezioni è «necessario» l'accordo con la Lega, Bossi non crede che An possa portare via voti a Forza Italia («Non capisco perché chi vota Berlusconi che media, dovrebbe votare per un partito centralista») e smorza sul nascere le ambizioni del vicepremier: «Non penso proprio che una maggioranza con leader Fini possa vincere le elezioni».
Ma a sferrare colpi contro gli amici-coltelli della Cdl non è solo Bossi. Dopo aver precisato che la Lega voterà la Finanziaria «per senso di responsabilità», Alessandro Cé alza il tiro e punta direttamente su Berlusconi. «Personalmente», dice il capogruppo dei deputati del Carroccio «comincio a fidarmi sempre meno sia di Giulio Tremonti sia di Silvio Berlusconi: non si può sempre rinviare a domani quello che può e deve essere fatto oggi».
Nel centrodestra le acque sono sempre più agitate e se Bossi se la prende con Berlusconi che non farebbe abbastanza per la devolution, Luca Volonté ribalta l'accusa e scarica sul Carroccio la responsabilità di tenere tutto fermo: «Chi ha fermato il cambiamento finora non è stata l'Udc ma sono stati i continui schiamazzi che vengono dalla Lega e che hanno rallentato notevolmente le riforme».
Ad usare toni durissimi contro la Lega è tutto il centrosinistra. Il no alle case per i «bingo bongo» e la nuova minaccia secessionista rappresentano per l'opposizione le due facce di un'unica medaglia. Carlo Leoni (Ds) denuncia il volto «razzista e secessionista» della Lega e chiede ai partiti della maggioranza di intervenire: «Si assumano le loro responsabilità». Rosy Bindi (Margherita) definisce «indegne» le espressioni di Bossi mentre Marco Boato (gruppo misto) parla di «attentato alla Costituzione» e il verde Paolo Cento chiede la testa del senatùr: «Siamo di fronte ad un fatto gravissimo che richiede o le scuse immediate del ministro o le sue immediate dimissioni».

Gabriele Rizzardi