Prostituzione, l'imputato dovrà risarcire il comune

PERUGIA.Dovrà risarcire anche il danno, patrimoniale e d'immagine, provocato al Comune di Perugia un albanese, ventiduenne, condannato a tre anni di reclusione dal gup del capoluogo umbro per avere sfruttato la prostituzione di una minorenne. L'amministrazione, cosi come la ragazza, si era infatti costituita parte civile nel processo. Secondo gli avvocati Antonietta Confalonieri e Alessandra Donatelli Castaldo è la prima volta che in Italia viene presa una decisione di questo tipo. L'albanese venne arrestato nel giugno scorso dai carabinieri. Secondo gli investigatori il giovane costringeva a prostituirsi sulle strade di Perugia una minorenne. Quest'ultima, dopo l'intervento dei militari, decise di affidarsi al progetto Free women dell'assessorato alle politiche sociali del comune di Perugia, un programma di assistenza e di integrazione nell'ambito del quale sono stati attivati e vengono gestiti interventi di protezione sociale per stranieri, in particolare donne e minori, vittime del traffico di esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione. Nel processo, con il rito abbreviato, a carico dell'albanese la ragazza (ora assistita in una località segreta) e il Comune si sono costituiti parti civili. Riguardo alla posizione dell'ente i due legali hanno rilevato un danno patrimoniale legato alle risorse finanziarie che l'amministrazione investe nel progetto Free women. Hanno chiesto inoltre il risarcimento per il danno di immagine derivato alla città di Perugia. Gli avvocati Confalonieri e Castaldo hanno sottolineato, in particolare, che la tratta di immigrate destinate alla prostituzione contribuisce ad allargare la presenza di organizzazioni malavitose sul territorio. La grande visibilità del fenomeno sulle strade nuoce inoltre - sempre secondo la parte civile - all'immagine turistica del capoluogo umbro, compromette l'ambiente cittadino e rappresenta un'offesa ai valori naturali e culturali. Secondo i due legali, infine, la condotta dell'imputato incide fortemente sulle finalità del progetto Free women. In base a tutto questo gli avvocati Confalonieri e Castaldo hanno ottenuto che il Comune si potesse costituire parte civile insieme alla ragazza. Al termine del processo il gup ha quindi stabilito che l'albanese, latitante, risarcisca a entrambi il danno che sarà quantificato in sede civile (alla ragazza è stata comunque assegnata una provvisionale di 4.000 euro).